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Altro che Triplete: l’Inter rischia di crollare su tutti i fronti

Doveva essere l’anno della gloria, del possibile Triplete, del dominio nerazzurro in Italia e in Europa. Invece, oggi l’Inter si ritrova a vivere uno dei momenti più neri della gestione Inzaghi, con una squadra in evidente crisi fisica, mentale e tecnica. Dopo la sconfitta casalinga contro la Roma, il rischio di fallire su tutti i fronti è diventato reale, concreto, tangibile.

A lanciare il primo campanello d’allarme era stato Nicolò Barella, dopo il tonfo di Bologna, quando aveva parlato senza mezzi termini: “È arrivato il momento di raschiare il barile”. Oggi, quella frase suona come una profezia già avverata: il serbatoio dell’Inter sembra completamente vuoto. I numeri parlano chiaro: tre sconfitte consecutive, nessun gol segnato in queste gare, primato in campionato a forte rischio e una semifinale di Champions League alle porte contro il Barcellona più forte degli ultimi anni. E tutto ciò, in una stagione che era partita con ambizioni altissime.

Un San Siro spettrale, un’Inter irriconoscibile

Il match contro la Roma ha rappresentato la fotografia perfetta della crisi interista. In un San Siro surreale, reso ancora più gelido dal silenzio della Curva Nord e dall’assenza dei tifosi ospiti per disposizione ministeriale, i nerazzurri sono sembrati incapaci di reagire, di costruire gioco, di trovare orgoglio. Spalti muti, pochi applausi isolati, e solo le urla dei portieri a risuonare nello stadio.

Appena dieci minuti di gioco ed è arrivata la prima mazzata per Inzaghi: Pavard si è fermato per un problema alla caviglia e la sua presenza contro il Barcellona è ora fortemente in dubbio. Da lì in avanti, è stato un lento e inesorabile affondare. Prima il palo sfiorato da Koné, poi il gol di Soulé, totalmente dimenticato da una difesa imbambolata. E non è finita: la Roma ha sfiorato il raddoppio almeno due volte nella prima frazione, con Cristante e Angelino.

L’Inter, invece, non ha mai dato la sensazione di poter reagire davvero. Nervosa, sterile, spezzettata. A testimoniarlo l’ammonizione ingenua di Lautaro Martinez, che spinge a palla lontana Mancini, sintomo di una frustrazione ormai incontenibile.

Secondo tempo da incubo: la crisi continua

Nella ripresa, la trama del match non è cambiata: possesso palla sterile, nessuna invenzione, e Roma compatta a chiudere ogni spazio. Frattesi, uno dei più attesi, è sembrato il lontano parente del centrocampista dinamico visto nei mesi migliori: palloni persi, giocate sbagliate, e la sensazione di essere già con la testa da un’altra parte.

Inzaghi ha provato a cambiare le carte in tavola, inserendo Dumfries e Zalewski, che hanno dato una lieve scossa sulle fasce. Un colpo di testa di Dumfries ha trovato pronto Svilar, poi Barella ha avuto una buona occasione, ma senza riuscire a concretizzare. L’Inter ci ha provato con più cuore che testa, rischiando però grosso sulle ripartenze romaniste, con Pisilli e Dovbyk che hanno sprecato due occasioni clamorose.

Nel finale, l’episodio contestato: Bisseck cinturato in area da Ndicka, proteste veementi dei nerazzurri, ma l’arbitro Fabbri ha lasciato correre. Una decisione che ha chiuso ogni residua speranza.

Un disastro senza precedenti

I numeri certificano il momento drammatico: è la prima volta sotto la gestione Inzaghi che l’Inter perde tre partite consecutive senza segnare nemmeno un gol. Un dato allarmante, aggravato dal fatto che in ciascuna di queste partite l’Inter non ha mostrato reazioni degne della propria storia e della qualità della rosa.

Adesso, a tre giorni dalla semifinale di Champions League al Camp Nou, la situazione si fa gravissima. Il Napoli, in campionato, ha la possibilità di staccare l’Inter in vetta, e la corsa Scudetto potrebbe subire un ribaltone clamoroso. In Europa, affrontare il Barcellona in questo stato psicofisico appare una missione quasi impossibile.

Inzaghi sotto esame, squadra in tilt

Le responsabilità? Tante, distribuite. Inzaghi sembra aver perso il polso dello spogliatoio: scelte discutibili, cambi tardivi, incapacità di motivare la squadra nei momenti difficili. I leader tecnici, da Lautaro a Barella, passando per Calhanoglu, non stanno trascinando, anzi sembrano inghiottiti dallo stesso vortice di confusione.

La squadra, una macchina perfetta fino a un mese fa, si è spenta di colpo, proprio nel momento clou della stagione. Gli infortuni non aiutano (vedi Pavard), ma l’impressione è che sia soprattutto una crisi di nervi, di fiducia e di mentalità.

Quale futuro?

Altro che Triplete. Se l’Inter non trova in fretta una scossa, rischia di chiudere la stagione con un disastro completo: fuori dalla Champions, scavalcata in campionato e con una Coppa Italia che rimane l’unico, misero, obiettivo. Una catastrofe sportiva che, solo un mese fa, nessuno avrebbe potuto immaginare.

Mercoledì sera a Barcellona sarà già dentro o fuori, non solo per la stagione ma forse anche per il futuro di Simone Inzaghi. L’Inter è a un bivio: rialzarsi subito o sprofondare definitivamente nell’oblio.

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Redazione Milano: