Dall’intuizione della giurista Stefania Gallo, prende forma il primo progetto italiano dedicato alla tutela giuridica del settore moda. Perché proteggere il Made in Italy significa anche conoscere le regole.
In Italia la moda non è solo creatività o lusso, ma identità culturale, sistema economico, linguaggio universale. È un settore che vale oltre 100 miliardi di euro e occupa centinaia di migliaia di persone, ma che paradossalmente non dispone ancora di un proprio riferimento giuridico strutturato. Manca, in altre parole, un “diritto della moda” riconosciuto e consolidato.
Proprio per colmare questo vuoto è nato Fashion Law Italia, il primo progetto nazionale interamente dedicato alla cultura giuridica nel settore moda. A idearlo e guidarlo è Stefania Gallo, giovane giurista appassionata, che ha scelto di unire il rigore del diritto con l’universo creativo dell’haute couture.
«Abbiamo un patrimonio creativo straordinario, ma troppo spesso lo lasciamo senza protezione», spiega Gallo. «Oggi moda significa marchi, storytelling, strategie digitali, supply chain complesse. Tutto questo richiede strumenti giuridici specialistici e aggiornati».
Il fashion law non si limita alla tutela del marchio o alla registrazione di un logo. Interviene nella difesa di modelli e design, nella protezione del diritto d’autore su capi e collezioni, nei contratti di collaborazione, nelle licenze e nella lotta alla contraffazione. Ma sempre più spesso si estende anche a temi etici e contemporanei: sostenibilità, responsabilità sociale, reputation online.
Fashion Law Italia si propone come uno spazio inedito: non uno studio legale classico, ma un laboratorio culturale che vuole costruire consapevolezza. Un ponte tra creatività e diritto, pensato per imprenditori, designer, professionisti e studenti che desiderano integrare la tutela legale nel cuore stesso del processo produttivo e creativo.
«Non possiamo più considerare il diritto come una zavorra o come un intervento da ultimo minuto», chiarisce Gallo. «Chi vuole davvero difendere il Made in Italy deve farlo con strumenti giusti, precisi, pensati per questo mondo».
Il progetto si articola in consulenze, formazione, divulgazione e networking. L’obiettivo è far nascere una nuova figura professionale: il fashion lawyer, capace di dialogare tanto con gli stilisti quanto con le aziende, portando il diritto là dove fino a ieri non si osava.
“Così il mio sogno di bambina è diventato realtà” – Intervista a Stefania Gallo
Da dove nasce questa idea così innovativa?
«Da una passione antica. Da piccola ero affascinata dalla moda: seguivo le sfilate, leggevo riviste, avevo creato una pagina Facebook chiamata La Mode che aveva raggiunto quasi 60.000 follower. Mi svegliavo di notte per tradurre articoli sulle collezioni. Mio padre, preoccupato, mi tolse il computer, ma io sentivo che stavo costruendo qualcosa di autentico».
Quando hai capito che il diritto poteva incontrare la moda?
«Durante gli anni di giurisprudenza, portavo avanti le due passioni come mondi separati, finché un amico mi fece notare che parlavo sempre di moda. Così iniziai a riflettere sul modo in cui le due cose potessero unirsi. La mia tesi di laurea sui procedimenti cautelari nell’industria del lusso fu l’inizio concreto. Poi è nato Fashion Law Italia: il progetto che oggi unisce formazione, consulenza e cultura giuridica applicata alla moda».
Di recente ti è stato assegnato il premio “Futuro Etico 2025”: che significato ha per te?
«È un premio che dedico a tutti i giovani che credono in un’idea anche quando sembra strana o fuori contesto. A chi costruisce senza avere ancora certezze. Quando mi è stato consegnato, ho pensato a quella me dodicenne che sognava davanti a una passerella. Quel sogno non è svanito: è cresciuto, è maturato, e oggi ha preso la forma di un progetto concreto, utile, che parla del futuro».
Conclusione:
Moda e diritto non sono universi distanti. Se la prima crea bellezza, il secondo la protegge. Fashion Law Italia nasce proprio da questa consapevolezza, con l’ambizione di fare del diritto uno strumento di valorizzazione, difesa e sviluppo dell’eccellenza italiana. Perché anche i sogni, per durare, hanno bisogno di regole.