Ogni estate, in luglio, la Mongolia celebra il Naadam, la festa nazionale che unisce sport, tradizione e identità. Non è solo un evento turistico, ma un vero e proprio rito collettivo che richiama l’epoca di Gengis Khan.
I “tre giochi dell’uomo” – lotta, corse a cavallo e tiro con l’arco – sono i protagonisti. La lotta libera mongola è il momento più atteso: i lottatori indossano costumi tradizionali e si affrontano in incontri che ricordano antichi duelli. Non esistono categorie di peso: a contare sono tecnica e resistenza.
Le corse a cavallo sono una sfida unica. I fantini sono bambini tra i 6 e i 13 anni, scelti per la loro leggerezza. I cavalli percorrono fino a 30 chilometri nelle steppe, tra canti e incitamenti del pubblico. È un rito che dimostra il legame profondo tra i mongoli e i loro animali.
Il tiro con l’arco completa la triade, con arcieri e arciere che dimostrano abilità tramandate nei secoli. Gli obiettivi non sono bersagli circolari ma piccoli cilindri di pelle disposti a terra.
A Ulan Bator lo stadio nazionale ospita la cerimonia principale, ma il Naadam si celebra anche in ogni provincia, spesso in forma più autentica e meno affollata.
Il festival non è solo sport: sfilate in costumi tradizionali, canti, danze e banchetti con piatti tipici come il khuushuur (frittelle ripiene di carne) rendono la festa un’immersione nella cultura mongola.
Per i viaggiatori, il Naadam è il momento migliore per vivere la Mongolia nel suo spirito più autentico. Ma va ricordato: dietro la spettacolarità si cela un significato profondo, quello di un popolo che celebra la propria storia e identità.