Milano si ferma, il calcio piange. Se ne va Franco Baresi, il “Piscinin” che con la sua classe immensa ha scritto una delle pagine più belle della storia rossonera. Aveva 66 anni. A dare l’annuncio della scomparsa è stato il Milan, il club che per oltre vent’anni è stato la sua casa e la sua famiglia sportiva.
“Il Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi”, ha scritto il club rossonero nel messaggio di cordoglio, ricordando come il suo esempio e la sua profondità resteranno per sempre parte integrante del DNA milanista, proprio come quella maglia numero 6 diventata leggenda.
A Milano se ne va molto più di un calciatore. Se ne va un simbolo. Un uomo che ha rappresentato il Milan dentro e fuori dal campo, attraversando stagioni difficili e trionfi indimenticabili, sempre con la stessa eleganza, lo stesso stile, la stessa capacità di guidare senza mai bisogno di alzare la voce.
Dal “Piscinin” alla leggenda rossonera
Lo chiamavano “Piscinin”, il piccolino in dialetto milanese. Un soprannome nato per quel fisico minuto che, da ragazzo, sembrava non poter competere con i giganti del calcio. Ma Franco Baresi aveva qualcosa che non si misura con i centimetri: aveva intelligenza, personalità, talento e una lettura del gioco fuori dal comune.
Quel ragazzo arrivato nel settore giovanile del Milan nel 1974 è diventato il capitano più amato della storia rossonera. Una storia iniziata dopo il mancato ingresso nell’Inter, squadra che tifava da bambino, e trasformata dal destino in un legame eterno con il Diavolo.
Il debutto in Serie A arrivò il 23 aprile 1978 con Nils Liedholm in panchina. Da quel giorno iniziò un percorso straordinario: 719 presenze ufficiali con il Milan, una carriera interamente dedicata ai colori rossoneri e un palmarès da leggenda:
- 6 Scudetti;
- 3 Coppe dei Campioni/Champions League;
- 4 Supercoppe Italiane;
- 2 Coppe Intercontinentali;
- 3 Supercoppe UEFA.
Fu il leader del Milan di Arrigo Sacchi e Fabio Capello, quello capace di dominare l’Europa tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta. Insieme a Mauro Tassotti, Alessandro Costacurta e Paolo Maldini formò una delle difese più forti mai viste nella storia del calcio.
La sua maglia numero 6 venne ritirata dal Milan nel 1997. Un gesto riservato soltanto ai grandissimi.
Il capitano degli italiani
Franco Baresi è stato anche un monumento della Nazionale. Con la maglia azzurra ha collezionato 81 presenze e ha fatto parte del gruppo che conquistò il Mondiale del 1982 in Spagna.
Ma il ricordo più forte resta quello di Usa 1994. Dopo un grave infortunio al ginocchio, recuperò in tempi record e disputò una finale straordinaria contro il Brasile. La partita finì ai rigori e proprio lui fu tra i protagonisti di una delle immagini più dolorose della storia azzurra: quelle lacrime dopo l’errore dal dischetto.
Un momento che raccontò più di mille parole quanto quella maglia rappresentasse per lui.
Un capitano alla milanese: poche parole, infinito carisma
Baresi non era un leader da discorsi infuocati. Era un capitano alla vecchia maniera: concreto, silenzioso, autorevole.
A San Siro bastava uno sguardo per mettere ordine. Compagni, allenatori e avversari gli hanno sempre riconosciuto non soltanto qualità tecniche straordinarie, ma anche valori umani rarissimi: rispetto, correttezza, professionalità.
Dopo il ritiro dal calcio giocato nel 1997 ha continuato a essere vicino al Milan, ricoprendo incarichi dirigenziali e mantenendo quel rapporto speciale con il club della sua vita.
Milano abbraccia il suo Capitano
La notizia della sua scomparsa ha lasciato un vuoto enorme nel mondo del calcio e soprattutto nella Milano rossonera. Baresi appartiene a quella categoria di campioni che superano il risultato di una partita o il numero dei trofei vinti.
È stato una bandiera. Una certezza. Un volto riconoscibile di un calcio fatto di appartenenza e fedeltà.
Il “Piscinin” che sembrava troppo piccolo per sfidare i giganti è diventato uno dei più grandi difensori della storia del calcio mondiale.
A Milano resterà per sempre il Capitano. Quello con la maglia numero 6 sulle spalle e il cuore rossonero.