X

Differenza tra rimorchio e semirimorchio: quale scegliere

Cosa cambia davvero quando in cortile arriva un autotreno invece di un autoarticolato? Il modo in cui il carico appoggia sul mezzo, e da lì ne consegue una catena di conseguenze su portata, manovre e tipo di lavoro affrontabile. In azienda ci si ritrova presto davanti a questo bivio, quando arriva il momento di comprare o noleggiare: rimorchio o semirimorchio. Spostano entrambi la merce, ma con un carattere operativo diverso alle spalle, e la scelta giusta cambia a seconda dei giri che dobbiamo coprire.

Cosa distingue un rimorchio da un semirimorchio

Partiamo da un punto: dove finisce il peso scaricato. Il rimorchio è un veicolo completo che regge da solo l’intero carico. Si aggancia alla motrice tramite un timone, la barra di traino, e forma quello che in gergo chiamiamo autotreno. La motrice, dal canto suo, ha un proprio vano di carico e lavora già come autocarro a sé.

Il semirimorchio funziona in un altro modo. La parte anteriore si sovrappone al trattore stradale e poggia sulla ralla, mentre una parte rilevante del suo peso e del carico viene sostenuta dal trattore. Il trattore serve per trainare e monta la ralla al posto del cassone. Insieme danno vita all’autoarticolato, la sagoma che vediamo sfrecciare in autostrada, che segue un calendario di circolazione ben preciso.

La ralla e la distribuzione dei carichi

La ralla è il cuore dell’articolato: un piatto d’acciaio montato sul trattore che aggancia il perno del semirimorchio, il cosiddetto king pin. Una fetta importante del peso del semirimorchio va a scaricarsi direttamente sull’asse posteriore del trattore, che porta parte del carico invece di limitarsi a tirarlo.

Nell’autotreno motrice e rimorchio reggono ciascuno il proprio peso, con un baricentro più indipendente, un’architettura che rende la trazione ben distribuita e una guida stabile soprattutto sulle lunghe percorrenze in autostrada.

Portata, tara e volume utile a confronto

Per quanto riguarda i numeri, le due configurazioni si somigliano, con qualche accento diverso. In Italia la massa complessiva può raggiungere 40 tonnellate con quattro assi e 44 tonnellate con cinque o più assi, sia per gli autotreni sia per gli autoarticolati. Il divario si sente sul volume utile. L’autotreno dispone di due vani di carico separati, quello della motrice e quello del rimorchio, e somma una lunghezza di carico generosa. L’autoarticolato punta invece su un unico piano continuo, il pianale del semirimorchio, comodo da riempire tutto di fila con il muletto.

Sulla tara incidono il numero di assi, il telaio, la carrozzeria e gli accessori montati. La portata utile va quindi calcolata sulla singola configurazione, sottraendo la massa a vuoto dalla massa complessiva ammessa e verificando anche i limiti previsti per ciascun asse.

Manovrabilità e limiti di sagoma

Sulle manovre l’articolato risulta indubbiamente più facile da gestire. Con un solo punto di snodo sulla ralla, il semirimorchio segue il trattore in modo lineare e risponde meglio in retromarcia, cosa utile quando ci si accosta a una baia di carico stretta. L’autotreno, con il timone e il doppio snodo tra motrice e rimorchio, chiede una guida più esperta per fare le curve all’indietro.

Sulle misure interviene la normativa. Nella configurazione ordinaria l’autoarticolato misura fino a 16,50 metri, mentre l’autotreno può raggiungere 18,75 metri. In Italia anche alcuni autoarticolati possono arrivare a 18,75 metri, purché ricorrano le condizioni previste per l’idoneità certificata al trasporto intermodale strada-rotaia o strada-mare e siano rispettati gli altri parametri regolamentari. Entrambi devono potersi inscrivere nella fascia d’ingombro formata da una corona circolare con raggio esterno di 12,50 metri e raggio interno di 5,30 metri.

Quando conviene il rimorchio e quando il semirimorchio

Per il lungo raggio nazionale e internazionale l’autoarticolato è tra i più diffusi in tutta Europa, veloce allo sgancio, con un trattore che lascia un semirimorchio e ne aggancia subito un altro già carico. Il semirimorchio fermo alla banchina si riempie mentre il trattore è di nuovo in strada, un ritmo che sostiene i giri tra hub.

L’autotreno dà il meglio quando servono tanto volume e molti punti di consegna. Il doppio vano ospita più colli, e la distribuzione multi drop, con scarichi frequenti in sequenza, sfrutta bene due casse gestibili in modo indipendente. Nella distribuzione urbana trovano spazio anche le motrici più corte, agili tra le vie strette, con il rimorchio agganciato per le tratte extraurbane.

Semirimorchi centinati usati: la configurazione più diffusa

Tra le carrozzerie più diffuse nel trasporto stradale troviamo il centinato, apprezzato per la flessibilità nelle operazioni di carico. I teloni laterali scorrevoli consentono di lavorare con il muletto lungo le fiancate; negli allestimenti dotati di tetto scorrevole la merce può essere movimentata anche dall’alto con una gru o un carroponte. La configurazione si presta al trasporto di pallet, big bag e colli voluminosi.

Sul mercato dell’usato il centinato mantiene bene il valore proprio per questa versatilità: sono anche presenti rivenditori strutturati come Diesel Car by Finazzi, che dispongono di un parco ampio di marchi e allestimenti di semirimorchi centinati usati, con assistenza post-vendita e magazzino ricambi.

Come scegliere in base al tipo di merce

La bussola più affidabile probabilmente è la merce da spostare. Per pallet e carichi generici il centinato su semirimorchio copre molte esigenze, grazie all’accesso laterale e al piano di carico continuo.

Gli alimenti deperibili che richiedono una temperatura controllata viaggiano invece su mezzi isotermici, refrigerati o frigoriferi adeguati al prodotto, sottoposti alle verifiche periodiche e al rinnovo dell’attestazione ATP. Il ribaltabile viene impiegato soprattutto per sabbia, ghiaia e altri materiali sfusi, scaricati per gravità attraverso il sollevamento del cassone.

Alla scelta concorrono anche portata utile, percorso, accessibilità dei punti di consegna, modalità di scarico, compatibilità con la flotta e costi di esercizio.

Redazione Milano: