Milano, appello alle famiglie: “No ai vecchi soli a Natale”
Durante le feste, Milano si riempie di luci, mercatini, sorrisi e famiglie che si ritrovano. Ma non per tutti questo periodo è sinonimo di gioia. Per molti anziani, soprattutto quelli che vivono da soli, le festività diventano un momento di silenzio, malinconia e solitudine. Ed è proprio in questi giorni che l’invisibilità sociale dei più fragili si acuisce, lontano dai riflettori delle grandi campagne pubbliche.
La città di Milano, sempre più popolata da persone over 70, conta migliaia di anziani che vivono soli. Secondo i dati ISTAT, oltre un terzo delle persone anziane nel capoluogo lombardo non ha una rete familiare vicina, né figli o parenti prossimi. Il rischio di isolamento è altissimo, e durante le feste diventa quasi una certezza per chi non ha nessuno che bussi alla porta.
“La solitüden la pesa püssee del fred” – dice un vecchio detto milanese. “La solitudine pesa più del freddo”. Un’espressione antica ma incredibilmente attuale, che restituisce tutta la verità di queste giornate. Perché non c’è coperta che possa scaldare chi si sente dimenticato.
In molte zone della città, grazie all’impegno di volontari, associazioni parrocchiali e circoli ricreativi, vengono organizzati pranzi condivisi, tombolate e momenti di socialità per gli anziani. Ma il tessuto sociale, pur generoso, non riesce a raggiungere tutti. Ecco perché l’appello è rivolto direttamente ai cittadini, alle famiglie, ai vicini di casa. Anche un piccolo gesto – una telefonata, un invito a pranzo, una visita – può fare la differenza.
“Parlà con un vecc l’è mej che legg un libr” – “Parlare con un anziano è meglio che leggere un libro”. Un altro proverbio lombardo che invita a riscoprire il valore umano e culturale delle persone anziane, spesso depositarie di storie, esperienze e insegnamenti preziosi. Non sono solo persone da assistere, ma da ascoltare.
Il Comune di Milano, attraverso i centri anziani e i servizi sociali, cerca ogni anno di contrastare la solitudine con iniziative dedicate. Ma nessuna istituzione, da sola, può sostituire l’affetto umano. Per questo è importante riscoprire anche nelle case private un senso di comunità, una vicinanza spontanea e quotidiana che non si limiti all’emergenza.
“Sensa i vegg, i fiören minga” – “Senza i vecchi, non si fiorisce”. È l’ultimo dei detti popolari che merita di essere ricordato, perché ci ricorda che la presenza degli anziani non è solo un’eredità da custodire, ma un nutrimento per la vita collettiva.
In un tempo in cui tutto corre veloce, fermarsi a pensare a chi resta indietro è un atto di civiltà. Milano, che guarda al futuro, non può dimenticare chi ha costruito il suo passato.

