Cultura e Società

Malavoglia torna con “Quale retorica”: Milano, autenticità e nuove consapevolezze

Con “Quale retorica”, Malavoglia inaugura un nuovo capitolo artistico partendo da Milano, città vissuta a lungo e diventata simbolo di contrasti, frenesia e ricerca di verità. Il singolo è una riflessione diretta sull’autenticità, contro le sovrastrutture e i messaggi vuoti, e racconta il bisogno di unione reale in un tempo che corre veloce. In questa intervista per Conosci Milano, il cantautore ripercorre il suo legame con la metropoli, il valore dell’ascolto e il significato profondo di una canzone che nasce dall’esperienza e guarda dritta al presente.

Gianluca, hai vissuto Milano intensamente per oltre dieci anni prima di scegliere la calma della campagna. Cosa ti è rimasto addosso di quel “periodo milanese” e quanto di quella frenesia ritroviamo oggi nella tua musica?
Ciao a tutti voi di Conosci Milano e grazie per lo spazio.
Milano mi ha sempre attratto da quando ero piccolo e poterci andare a vivere era un mio obiettivo che mi ero prefissato appena finiti gli studi. Per farlo ho iniziato a lavorare come commesso, partendo da piccoli negozi fino alle grandi boutique dei luxury brand. Quindi ho vissuto quella frenesia milanese delle fashion week e tutti i grandi eventi della città proprio sulla pelle. Lavoravo in mezzo a moltissimi stranieri e mi vedevo passare un sacco di soldi davanti, poi magari passavo sotto la rinascente al mattino presto e vedevo i clochard dormire avvolti dai loro cartoni. La sera invece andavo a caccia di opportunità in musica, frequentavo locali come Le Trottoir, Arci Bellezza, Apollo Club e allacciavo rapporti, conoscenze. Sicuramente vivevo la città per tutto ciò che mi offriva, compresi i suoi forti contrasti e tutta quella sua frenesia era un vortice che mi spingeva a correre più forte; ho vissuto tantissime esperienze che poi mi hanno maturato come uomo, in primis, e come artista. Sono ciò che sono anche grazie a Milano.

Il tuo nuovo singolo si intitola “Quale Retorica”. In una metropoli che spesso vive di apparenze e slogan, quanto è difficile oggi per un artista restare fedele a una comunicazione autentica e priva di sovrastrutture?
Ti rispondo con una provocazione… quanti ne conosciamo? Pochissimi, credo si contino sulle dita di una mano. Ma in generale, credo, sia diventato un problema di comunicazione. Si cerca troppo ostinatamente di costruirsi prima il personaggio e poi però c’è poca sostanza sotto il mantello. Purtroppo è un problema diffuso, non riguarda solo le metropoli.

Sappiamo che oltre ai palchi, porti la tua musica nelle RSA e tra i bambini. Se Milano fosse una delle persone che incontri in questi contesti, che canzone le dedicheresti per farla sentire meno “sola” nel suo caos?
Sorrido perché c’è Milano in tante delle mie canzoni e la cito proprio in Quale Retorica. Mentre camminavo per le vie della mia ultima zona in cui vivevo mi era venuto il giro del suo ritornello e alcune frasi molto potenti. Se dovessi dedicarle una canzone delle mie, le dedicherei proprio Quale Retorica, proprio perché è una canzone che parla di unione vera e reale e porta con sé un messaggio potente. Milano merita una canzone così, potente, appunto.
Soprattutto in RSA mi capita di incontrare persone con un passato molto pieno ma che adesso stanno incontrando una solitudine profonda. È bello vedere quando alcuni di loro affrontano il tutto con una fierezza bellissima e invidiabile accogliendo questa solitudine come una parte inevitabile del loro cammino.

Hai vinto Area Sanremo e collaborato con grandi nomi come Marcello Balestra per progetti su Lucio Dalla. Qual è il luogo di Milano che più ti ha ispirato durante questi traguardi o dove hai scritto i versi più importanti della tua carriera?
Ce ne sono tanti, Milano la giravo a piedi, in bici, a volte allungavo e cambiavo strada apposta per conoscerne di nuove. Ho pensato canzoni in molti posti di Milano e poi le scrivevo dove mi capitava. Sicuramente una parte importante della mia crescita è legata al periodo in cui vivevo sui navigli, tra i ragazzi seduti a terra in darsena e gli angoli nascosti di quella zona mi sono sempre perso per poi ritrovarmi un po’ più grande.

Molti artisti emergenti vedono Milano come l’unica meta possibile. Tu che hai fatto il percorso inverso, cosa consiglieresti a chi arriva oggi in città con una chitarra in mano e il sogno di farsi ascoltare?
Consiglierei che prima di farsi ascoltare da altri bisogna sapere se ci siamo ascoltati abbastanza per poter condividere qualcosa di vero a chi ti ascolta davvero. A Milano tutti vanno di fretta, ma non tutti sono distratti. Chi ti ascolta davvero in una metropoli così ha un valore ancora più grande perché si è fermato in mezzo al caos e alla frenesia. Credo che oggi sia importante arrivare sui palchi con un sogno già mezzo costruito, purtroppo una chitarra in mano e le canzoni, non bastano più.

“Quale Retorica” segna un nuovo capitolo dopo il successo dell’album “Punto”. Qual è la “buona notizia” che vuoi portare al pubblico milanese con questo nuovo brano?
Non vedo l’ora di tornare a Milano e poter condividere la mia nuova musica su tanti palchi. Sto lavorando al nuovo album e quindi sicuramente arriveranno dei live.
Spero che questi mi possano portare di nuovo in questa città che mi ha permesso di trovare la mia strada.
L’album arriverà nel 2026 e avrà un significato importantissimo per me e per tutto il mio percorso artistico fatto fino ad oggi. Suonare a Milano tutte le mie canzoni nuove che ho pensato proprio in questa città sarà emozionante e emotivamente impattante per me.
Credo potrebbero venire fuori dei bellissimi LIVE carichi di emozioni.