Per Joline Terranova, rallentare oggi è un gesto che va oltre la dimensione personale. Con il nuovo singolo “Con Relax”, l’artista trasforma la calma in una forma di resistenza gentile contro la cultura della performance e della velocità a ogni costo.
Tra sonorità intense e un testo che invita alla presenza consapevole, il brano mette in discussione l’idea che valga solo chi corre e produce. In questa intervista per La Prima Pagina, Joline Terranova racconta un punto di maturazione del suo percorso: fare musica che non segua soltanto il ritmo esterno, ma anche quello interiore.
In “Con Relax” il rallentare non sembra solo una scelta personale, ma quasi un gesto di resistenza: quanto è politico oggi prendersi il proprio tempo?
Credo che oggi prendersi il proprio tempo sia un atto profondamente politico, anche se non nel senso tradizionale del termine. Viviamo in una società che ci vuole sempre produttivi, performanti, reattivi. Rallentare significa sottrarsi a questa logica. Significa dire: il mio valore non coincide con la mia velocità. In questo senso “Con Relax” è una piccola forma di resistenza gentile.
Viviamo in un’epoca che misura il valore delle persone sulla performance: scrivere una canzone sulla calma è stato anche un modo per mettere in discussione questo paradigma?
Sì, assolutamente. Scrivere questa canzone è stato un modo per mettere in discussione quel meccanismo che ci porta a sentirci mai abbastanza. Volevo ribaltare l’idea che solo chi corre, produce e dimostra meriti attenzione. La calma non è passività: è presenza. E oggi essere presenti è quasi rivoluzionario.
Il brano invita all’ascolto di sé stessi senza rinunciare a sonorità intense: quanto è stato difficile trovare questo equilibrio senza cadere nell’estetica del “benessere facile”?
È stata la sfida più grande. Non volevo una canzone “da sottofondo motivazionale”, ma un brano che avesse energia, ritmo, forza. Il relax di cui parlo non è evasione o superficialità, è consapevolezza. Per questo abbiamo lavorato molto sulle dinamiche: il testo invita a rallentare, ma la musica resta viva, perché anche la calma può essere potente.
Pensi che la musica abbia ancora il potere di incidere sui ritmi interiori di chi ascolta, o siamo ormai anestetizzati dalla velocità?
Io credo che la musica abbia ancora un potere enorme. Forse proprio perché siamo immersi nella velocità, sentiamo ancora di più il bisogno di qualcosa che ci riporti dentro. Una canzone può durare tre minuti, ma se in quei tre minuti qualcuno si ferma davvero ad ascoltare, qualcosa si muove. E questo basta.
“Con Relax” è una parentesi o un punto di svolta nel tuo progetto artistico?
È più un punto di consapevolezza che una parentesi. Non significa che da ora in poi scriverò solo brani “lenti”, ma sicuramente rappresenta un momento di maturazione. È una dichiarazione di identità: voglio fare musica che non segua solo il ritmo esterno, ma anche quello interiore.