Al Teatro Franco Parenti si è aperto il confronto tra diverse anime del centro riformista e liberale italiano, con l’obiettivo dichiarato di costruire un nuovo spazio politico europeista e alternativo alle logiche del bipolarismo.
A fare da punto di riferimento dell’iniziativa è stato l’ex presidente del Consiglio Mario Monti, figura centrale di una stagione politica che torna oggi a essere richiamata come elemento di garanzia e continuità istituzionale. Una presenza che, pur nel segno dell’autorevolezza, riporta in primo piano protagonisti di lungo corso della vita pubblica italiana, chiamati nuovamente a interpretare la fase costituente di un nuovo progetto riformista.
Attorno al tavolo si sono ritrovate diverse personalità del panorama centrista e liberale: da Carlo Calenda a Pina Picierno, da Luigi Marattin a Carlo Cottarelli, insieme ai promotori Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli.
“È uno spazio che l’Italia europeista e democratica aspettava”, ha affermato Picierno, sottolineando la volontà di dare struttura a un’area politica autonoma e riconoscibile. L’impostazione, nelle intenzioni, punta a rafforzare una componente riformista che si colloca fuori dai due poli tradizionali.
Nel dibattito, tuttavia, non è passata inosservata la forte presenza di figure già ampiamente consolidate nella storia politica ed economica del Paese. Una sorta di “ritorno dei protagonisti di lungo corso”, che segna il tentativo di affidare la fase costituente del nuovo progetto a personalità con esperienza istituzionale già maturata, più che a nuove leadership emergenti.
Calenda ha ribadito la necessità di superare gli schemi tradizionali e di costruire un’alternativa netta agli schieramenti esistenti, mentre Picierno ha aperto al dialogo su temi concreti, segnando però una distanza dalle attuali dinamiche del centrosinistra.
Sul fronte programmatico, il consigliere di Azione Daniele Nahum ha richiamato con forza il tema della politica estera e della collocazione internazionale dell’Italia, mentre Elena Bonetti ha insistito sulla centralità di competenza e pragmatismo: “Per governare bisogna conoscere la realtà”.
Il nuovo progetto resta comunque in una fase iniziale, tra entusiasmo e cautela. E se l’ambizione è quella di ridare slancio al riformismo italiano, il punto di partenza appare segnato da un elemento evidente: la ripartenza avviene anche attraverso figure già protagoniste di stagioni politiche precedenti, chiamate oggi a interpretare una nuova fase costituente ancora tutta da definire.