Il blocco della rivalutazione delle pensioni finisce nel mirino di Patto per il Nord. L’organizzazione contesta le misure previste dalla manovra economica, sostenendo che a pagare il prezzo più alto siano soprattutto i pensionati del Nord Italia, in particolare quelli che hanno maturato il trattamento previdenziale dopo una lunga carriera lavorativa.
In una nota diffusa a Roma il 31 ottobre, Patto per il Nord critica la scelta del Governo di intervenire sulla rivalutazione degli assegni pensionistici, denunciando le conseguenze sul potere d’acquisto di una parte del ceto medio.
Secondo l’organizzazione, i più penalizzati sarebbero i pensionati di anzianità e coloro che percepiscono pensioni legate a una lunga storia contributiva. Una categoria che, secondo la nota, deve già fare i conti con l’aumento del costo della vita e con l’erosione del potere d’acquisto provocata dall’inflazione.
La critica alle misure della manovra
Al centro della contestazione c’è anche il rapporto tra le risorse destinate alla flessibilità pensionistica e gli effetti sugli assegni di chi è già in pensione.
Patto per il Nord sostiene che, per consentire a una parte dei lavoratori di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro nel solo 2027, peraltro con un assegno ridotto, si rischierebbe di penalizzare i pensionati con trattamenti medi negli anni successivi.
La presa di posizione chiama direttamente in causa il ministro dell’Economia, i ministri espressione delle regioni settentrionali e i governatori del centrodestra del Nord, ai quali viene chiesto di spiegare ai propri elettori le ragioni delle scelte contenute nella manovra.
L’affondo contro la Lega
La nota riserva un passaggio particolarmente critico anche alla Lega. Patto per il Nord contesta infatti l’enfasi posta sulla presenza di ministri lombardi nell’esecutivo, sostenendo che la rappresentanza territoriale dovrebbe tradursi anche nella tutela degli interessi dei lavoratori e dei pensionati settentrionali.
«Se poi ad essere penalizzati sono proprio i lavoratori e i pensionati del Nord, allora non c’è da vantarsi, ma da vergognarsi», conclude l’organizzazione.
Una presa di posizione che riporta al centro del dibattito il tema della rivalutazione delle pensioni e della distribuzione dei sacrifici previsti dalla manovra economica.