Cultura e Società

Gorla 1944: Quando i “Liberatori” uccisero il futuro d’Italia

Il 20 ottobre 1944, una data incisa a fuoco nella memoria di Milano, il quartiere di Gorla fu strappato all’ordinario orrore della guerra da un evento di inaudita ferocia, un colpo inferto non solo al presente, ma al futuro stesso della Nazione. La scuola elementare “Francesco Crispi” divenne l’epicentro di una tragedia che costò la vita a 184 bambini, i “Piccoli Martiri di Gorla”, insieme ai loro insegnanti e al personale scolastico.

Quella mattina, i bombardieri B-24 della 15ª Air Force USAAF, parte delle forze alleate impegnate a “neutralizzare la resistenza italo-tedesca” nel Nord Italia, erano diretti a colpire gli stabilimenti produttivi di Sesto San Giovanni. Un obiettivo militare, in un contesto di guerra. Ma, a causa di una serie di incidenti ed errori di navigazione, la missione fallì il bersaglio.

A quel punto, anziché liberarsi del carico esplosivo sulle campagne o sul mare – come previsto dalle norme di sicurezza in questi casi – il comandante del 451º Bomb Group, il colonnello James B. Knapp, prese la decisione fatale: ordinò di sganciare le quasi 80 tonnellate di bombe sul centro abitato sottostante.

Alle ore 11:29, gli abitati di Gorla e Precotto furono investiti da una pioggia di fuoco. Non fu un errore di mira su un obiettivo sensibile; fu una deliberata scelta di riversare la distruzione sulla popolazione civile. Una delle bombe, con spaventosa precisione, centrò il vano scale della scuola “Francesco Crispi”, proprio mentre bambini e personale stavano scendendo per raggiungere il rifugio antiaereo.

In un istante, si consumò la strage. 184 piccoli innocenti – il sorriso, le speranze e la promessa dell’Italia di domani – vennero annientati. Non erano soldati, non erano operai di industrie belliche; erano alunni, la vita che doveva risorgere dalle macerie. La loro uccisione, frutto di un bombardamento a tappeto sui civili, non può essere derubricata a “danno collaterale”. Essa fu un atto brutale e, per molti, un filo rosso nel comportamento dei cosiddetti “liberatori” nell’attacco alle città “nemiche”, volto a fiaccare non solo la macchina da guerra, ma la resistenza morale della popolazione.

La memoria di Gorla, custodita oggi nell’ossario che sorge sul luogo della tragedia, non è solo il ricordo di vittime di guerra. È il ricordo di un futuro deliberatamente interrotto, dell’innocenza calpestata dalla violenza di chi, pur presentandosi come forza liberatrice, non esitò a sacrificare la vita più preziosa, quella dei bambini, sull’altare della strategia militare.

Oggi, in Piazza dei Piccoli Martiri, i resti delle piccole vittime e dei loro angeli custodi, gli insegnanti, riposano sotto l’iscrizione che risuona come un monito eterno contro ogni guerra: “E VI AVEVO DETTO DI AMARVI COME FRATELLI”. Un monito severo verso tutti coloro che, ieri come oggi, confondono la guerra con la civiltà e la liberazione con la strage degli innocenti.