Scuola e Formazione

Milano calamita dei giovani laureati: la Lombardia traina il saldo positivo dell’Italia

La fuga dei cervelli resta una delle grandi sfide per l’Italia, ma i numeri raccontano anche un’altra storia: il Paese, e soprattutto il Nord, continua ad attrarre giovani laureati dall’estero. E Milano e la Lombardia si confermano il principale polo italiano capace di trasformare questa capacità di attrazione in un saldo positivo.

Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, tra il 2019 e il 2024 poco più di 78mila italiani tra i 25 e i 34 anni in possesso di una laurea hanno trasferito la propria residenza all’estero. Nello stesso periodo, però, quasi 88mila giovani stranieri della stessa fascia d’età e con almeno una laurea triennale hanno scelto di stabilirsi in Italia.

Il risultato è un saldo complessivo positivo di 9.593 giovani laureati.

La Lombardia al primo posto

A fare la differenza è soprattutto il Nord Ovest, che registra complessivamente un saldo positivo di 12.817 giovani laureati. E il motore principale è la Lombardia, con un saldo di +9.076.

Un dato che porta inevitabilmente lo sguardo su Milano, capitale economica italiana e uno dei principali centri nazionali per università, imprese, finanza, innovazione e occupazione qualificata. La città e il suo territorio continuano a esercitare una forte capacità di attrazione nei confronti dei giovani con un alto livello di istruzione, italiani e stranieri.

Il risultato lombardo mostra quindi un doppio volto: da una parte giovani italiani che cercano all’estero opportunità professionali e condizioni economiche migliori, dall’altra un territorio che riesce ad attirare nuove competenze provenienti da altri Paesi.

La fuga dei laureati italiani non si ferma

Il problema, tuttavia, rimane evidente. Nel 2019 gli italiani laureati tra i 25 e i 34 anni che avevano cancellato la propria residenza per trasferirsi oltreconfine erano 16.615. Nel 2024 sono diventati 25.552, con un aumento del 53,8% in cinque anni.

Ancora più significativo è il saldo migratorio, che tiene conto anche dei rientri. Per i giovani laureati italiani si è passati da un saldo negativo di 10.632 nel 2019 a 20.711 nel 2024.

La fuga dei talenti, dunque, non è affatto un fenomeno archiviato.

Milano in una sfida europea

La fotografia della Cgia suggerisce però una chiave di lettura più ampia: non basta chiedersi quanti giovani italiani partono, bisogna anche capire quanti giovani qualificati l’Italia riesce ad attirare.

Ed è proprio su questo terreno che Milano assume un peso particolare. La capacità della Lombardia di chiudere con un saldo di oltre novemila giovani laureati in positivo indica l’esistenza di un mercato del lavoro e di un ecosistema economico ancora in grado di richiamare competenze dall’estero.

Il confronto territoriale è netto. Il Centro registra un saldo positivo di 5.849 giovani laureati, grazie soprattutto a Lazio (+3.286) e Toscana (+2.667). Il Nord Est si ferma invece a +2.346, con differenze significative tra le regioni. L’Emilia-Romagna raggiunge +3.531, mentre Veneto (-671), Trentino-Alto Adige (-288) e Friuli-Venezia Giulia (-226) chiudono in negativo.

Il Mezzogiorno resta indietro

La situazione più difficile rimane quella del Sud. Il Mezzogiorno registra infatti un saldo complessivo negativo di 11.419 giovani laureati.

È qui che emerge con maggiore evidenza la distanza rispetto alla Lombardia e alle principali aree economiche del Centro-Nord: gli arrivi dall’estero non sono sufficienti a compensare la perdita di giovani italiani altamente istruiti.

La sfida per l’Italia diventa quindi doppia: trattenere i propri laureati e riuscire ad attrarre quelli degli altri Paesi. E Milano, con la Lombardia in testa alla classifica nazionale, rappresenta oggi il caso più significativo di questa seconda capacità.