Gli austriaci portano a Milano la tradizione del Capodanno danzante

Capodanno a Milano, un momento in cui rispolverare antiche tradizioni. L’abitudine di far coincidere l’inizio dell’anno con il primo di gennaio fu adottata da parte della chiesa romana solo a partire dal 1575. Prima di allora l’anno poteva iniziare a Natale o a Pasqua. Nella Milano ducale, dotti e sapienti erano all’opera a scrutare il cielo per carpirne un pronostico favorevole o nefasto.

Secondo la tradizione le donne dovevano sbrigarsi a concludere i lavori di maglia e uncinetto, così come portare a termine tutti i lavori. Non si poteva concludere nel nuovo anno qualcosa avviato nel vecchio. C’era chi compiva 25 lavori diversi e chi l’ultimo giorno dell’anno lo trascorreva senza far nulla.

La dominazione austriaca a Milano portò anche l’usanza di veglioni e balli di fine anno tra l’aristocrazia. A Milano così arrivò il Capodanno danzante. I borghesi attendevano il nuovo anno tra una tombolata e un bicchiere di moscato. Nelle case più modeste si impastava la carsenza, tradizionale dolce di Capodanno, celebre almeno tanto quanto il panettone a Natale. Chi poteva aggiungeva una moneta e trovarla nella propria fetta l’indomani sarebbe stato un pronostico di sicura buona sorte per tutto l’anno a venire. I più poveri tenevano in serbo un grappolo d’uva, che mangiato la notte di san Silvestro, era di buon auspicio per l’anno nuovo.

Con le prime luci dell’alba, ecco accorrere in tanti alla Messa, occasione per far benedire l’immagine del santo protettore. Sull’uscio di casa si sarebbe avuto il più fidato dei pronostici. Infatti incontrare un amico o ancor meglio un gobbo era il massimo che si potesse auspicare. Andava bene anche un bambino o un giovane nel fiore degli anni. Unica raccomandazione era necessario che non fischiasse, altrimenti significava qualche guaio in arrivo. Alla larga invece vecchie, preti e carri funebri.

A Milano la mattina di capodanno avveniva il lancio della pantofola, a cui era affidata la sorte che le avrebbe viste spose o ancora zitelle nell’anno seguente. Di buon auspicio se la pantofola cadeva a terra con la punta rivolta verso la porta.