Esistono addii che non lasciano macerie, ma consapevolezza. Per Linn, il nuovo singolo “Amore Universale” è un manifesto di maturità emotiva: un brano che trasforma la fine di una storia in un concetto trascendentale, dove l’altro non è più un rimpianto, ma è stato “il tutto”. In una Milano che corre veloce tra i grattacieli di Gae Aulenti e l’ambizione individuale, Linn sceglie di fermarsi e osservare, riscoprendo nelle storie degli altri un respiro collettivo e profondamente umano.
Con un sound che gioca sul contrasto tra l’energia dei synth e una vocalità dolce e confidenziale, l’artista ci apre le pagine del suo “diario segreto”. In questa intervista, Linn ci racconta come è nato questo progetto — definito da lei stessa come malinconico, liberatorio e maturo — e come sia riuscita a trasformare il dolore della rottura in un messaggio di perdono universale. Un invito a rallentare, ad ascoltarsi e a capire che, anche nel cuore di una metropoli distratta, non siamo mai davvero soli nelle nostre emozioni.
Linn, “Amore Universale” è un titolo che abbraccia un concetto immenso e quasi spirituale. C’è stato un momento preciso di connessione con gli altri o un’emozione forte che ti ha fatto sentire il bisogno di scrivere di un amore che va oltre il personale?
Il termine ‘amore universale “ è stato scelto per dare l’idea, per l’appunto, di qualcosa di enorme, trascendentale.
Il brano parla della fine di una storia e della sua accettazione.
Quando pronuncio le parole “Amore universale “ mi riferisco al fatto che quella persona per me rappresentava qualcosa di immenso, la consideravo il mio tutto.
Milano è spesso descritta come una città frenetica e a tratti individuale: in che modo l’energia di questa città ha influenzato la scrittura di un brano che parla, al contrario, di unione e respiro collettivo? Esiste un luogo “del cuore” a Milano dove riesci a ritrovare questa dimensione universale?
È vero, Milano è una città che porta a perseverare, sforzarsi e lavorare duramente.
Però, quando vado nei miei giardini preferiti, accanto a piazza Gae Aulenti, che è un po’ un crocevia di persone davvero variegate tra loro, mi rendo conto che, mentre ciascuno è concentrato su sé stesso, anche gli altri stanno correndo, anche gli altri hanno sogni ed ambizioni che stanno cercando di raggiungere mettendoci tutti sé stessi.
Viviamo la vita concentrandoci solo sulle nostre esperienze, Senza renderci conto che non siamo soli.
Il tuo sound mescola sapientemente atmosfere elettroniche e una vocalità molto intima. Se dovessi descrivere “Amore Universale” con tre parole, quali sceglieresti per definire questa tua nuova direzione artistica?
Direi: malinconico, liberartorio, maturo.
Durante la lavorazione di questa canzone, hai incontrato sfide particolari nel bilanciare la parte sintetica del synth-pop con l’emozione nuda di un messaggio così profondo?
Mi piace molto il contrasto tra la produzione molto ritmata e pop con la mia voce che invece tende ad essere più dolce e soft.
È come sé rappresentasse un po’ anche la mia vita: là fuori la città continua a correre, mente io mi crogiolo nei miei pensieri.
Oggi la musica viaggia velocemente, ma i tuoi brani sembrano invitare a una riflessione più lenta. Come vivi il momento della pubblicazione? Prevale l’emozione di liberare il pezzo o senti la responsabilità del messaggio che “Amore Universale” porta con sé?
Come per tutti i miei brani, pubblicare una canzone è come condividere una pagina del mio diario segreto.
Ogni pezzo è parte del mio vissuto e permetto agli ascoltatori di fruirne e poter rivivere anche le loro esperienze attraverso i miei racconti personali.
Quindi sì, sono sempre molto tesa, mi chiedo sempre se sarò in grado di farmi capire e di arrivare in maniera corretta ai miei ascoltatori.