Trump spiazza alleati e Israele: “Ci si può fidare dell’Iran”. Shock su Netanyahu. Negoziati solo a Islamabad
Cambio di rotta clamoroso di Donald Trump sul dossier iraniano e nuova scossa negli equilibri mediorientali. In una serie di dichiarazioni tra ABC, social Truth e media internazionali, il presidente americano afferma di poter “fidarsi dell’Iran” e delinea un quadro negoziale completamente inedito: trattative dirette tra Washington e Teheran affidate ai suoi emissari Steve Witkoff, Jared Kushner e, forse, il vicepresidente JD Vance.
Un’impostazione che spiazza alleati storici e soprattutto Israele, dove il premier Benjamin Netanyahu e i suoi consiglieri sarebbero rimasti “scioccati” da un post in cui Trump sostiene che gli Stati Uniti avrebbero imposto a Israele di non bombardare il Libano. Secondo Axios, da Gerusalemme sarebbero già state chieste spiegazioni urgenti alla Casa Bianca.
Sul fronte diplomatico, il presidente americano rilancia anche la sede dei colloqui: solo Islamabad. “Non sono interessato ad andare in Paesi che non hanno aiutato”, ha dichiarato Trump, indicando la capitale pakistana come unico possibile teatro dei negoziati con l’Iran. Fonti del Wall Street Journal parlano di incontri potenzialmente già da lunedì, anche se non ancora ufficialmente confermati.
Intanto, emergono ulteriori tensioni nella regione. L’Iran ribadisce il rifiuto di trasferire all’estero l’uranio arricchito, smentendo Trump che aveva parlato di un accordo per la gestione del materiale nucleare insieme agli Stati Uniti. Teheran parla di proposta “inaccettabile” e conferma che le scorte non lasceranno il Paese.
Sul nodo strategico di Hormuz, la situazione resta fluida: tra annunci di riapertura, possibili nuove chiusure e missioni internazionali in fase di studio, la regione rimane altamente instabile. Trump sostiene che l’Iran avrebbe accettato di non chiudere mai più lo Stretto e di collaborare per la rimozione di mine, mentre da Teheran arrivano condizioni restrittive sul transito navale.
In parallelo, la posizione americana provoca reazioni anche in Europa. Da Berlino il cancelliere Friedrich Merz auspica il coinvolgimento degli Stati Uniti nella sicurezza di Hormuz, mentre l’Italia con Giorgia Meloni insiste sulla centralità della riapertura dello Stretto per la stabilità energetica globale.
Tra dichiarazioni incrociate, smentite e nuove aperture, lo scenario resta in rapida evoluzione: l’asse Washington–Teheran sembra riaprirsi in modo inatteso, ma le reazioni di Israele e degli alleati occidentali segnalano un clima di forte tensione diplomatica.

