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Matteo Giorgi: «Da SEO a GEO fino agli agenti AI – la visibilità digitale non sarà più la stessa»

C’è un filo invisibile che collega la SEO degli ultimi dieci anni, la GEO che sta emergendo oggi e gli agenti AI che ridisegneranno il marketing di domani. Matteo Giorgi, Digital Marketing Specialist, lo segue da vicino e lo racconta con la chiarezza di chi lavora ogni giorno sul campo.

Matteo, partiamo dalle origini. Come descriveresti la SEO “tradizionale” a qualcuno che non la conosce, e cosa ha significato per te costruire competenza in questo campo?

La SEO – Search Engine Optimization – è l’insieme di tecniche e strategie che permettono a un sito web di apparire nei risultati di ricerca di Google quando qualcuno cerca qualcosa di rilevante. Per anni è stata la spina dorsale della visibilità digitale: se volevi che le persone ti trovassero online, dovevi conquistare le prime posizioni nelle SERP, le pagine dei risultati di ricerca.

Per me, costruire competenza in SEO ha significato imparare a ragionare come il motore di ricerca: capire come Google interpreta i contenuti, come valuta l’autorevolezza di un sito, come misura la soddisfazione dell’utente. È una disciplina che ha una componente tecnica – architettura del sito, velocità, struttura dei dati – una componente editoriale – qualità e pertinenza dei contenuti – e una componente di autorevolezza esterna – backlink, citazioni, reputazione del brand.

Quello che mi ha sempre affascinato della SEO è che non si può imbrogliare nel lungo periodo. Puoi usare scorciatoie, puoi trovare temporanei arbitraggi, ma alla fine vince chi costruisce qualcosa di genuinamente utile per le persone. Google ha trascorso vent’anni a diventare sempre più bravo a capire cosa è davvero buono e cosa è ottimizzazione di facciata. E questo mi ha sempre sembrato un principio sano su cui costruire una strategia.

Ma la SEO che conosci oggi è diversa da quella di cinque anni fa. Cosa è cambiato davvero?

Moltissimo, e la velocità del cambiamento si è accelerata in modo esponenziale negli ultimi due anni.

La SEO tradizionale era fondamentalmente un gioco di keyword: identificare le parole che le persone cercano, costruire contenuti ottimizzati per quelle parole, acquisire link da siti autorevoli, scalare le posizioni. Un modello lineare, relativamente prevedibile, con regole abbastanza stabili.

Poi Google ha introdotto sistemi di comprensione del linguaggio sempre più sofisticati – BERT, MUM, ora Gemini integrato nella ricerca – che hanno spostato il focus dalla keyword al concetto, dall’ottimizzazione della singola pagina alla costruzione di autorevolezza tematica. Non basta più avere la parola chiave nel titolo: bisogna dimostrare una comprensione profonda e autentica di un argomento.

E poi, nell’ultimo anno e mezzo, è arrivato il cambiamento più radicale di tutti: le AI Overviews. Google ha iniziato a rispondere direttamente alle domande degli utenti nella SERP, generando risposte sintetizzate da più fonti, prima ancora che l’utente clicchi su qualsiasi risultato. Per molte query informazionali, il click non avviene più. Il traffico organico su certi tipi di contenuto è calato in modo significativo. Le regole del gioco sono cambiate.

È qui che entra in gioco la GEO – Generative Engine Optimization. Di cosa si tratta esattamente?

La GEO è la risposta evolutiva della SEO al nuovo ecosistema della ricerca generativa. Se la SEO ottimizzava i contenuti per apparire nella lista dei link di Google, la GEO ottimizza i contenuti per essere citati, sintetizzati e raccomandati dai motori generativi – non solo Google AI Overviews, ma anche ChatGPT con la navigazione web, Perplexity, Microsoft Copilot, e tutti i sistemi AI che rispondono a domande degli utenti attingendo a fonti esterne.

È un cambio di paradigma fondamentale. Nella SEO tradizionale l’obiettivo era il ranking – essere primo, secondo, terzo nella lista dei risultati. Nella GEO l’obiettivo è diventare una fonte autorevole che l’AI cita quando genera le sue risposte. Non si compete per un posto in una lista: si compete per essere riconosciuti come riferimento credibile su un argomento.

Questo cambia profondamente come si deve pensare la produzione di contenuti. I motori generativi tendono a citare fonti che hanno alcune caratteristiche precise: chiarezza strutturale del contenuto, profondità e specificità dell’informazione, autorevolezza del dominio su quel tema, presenza cross-web – cioè essere citati anche da altri siti autorevoli, non solo avere buoni contenuti in casa propria. E un elemento che è tornato centrale con una forza nuova: l’E-E-A-T – Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness. L’AI privilegia fonti che dimostrano esperienza diretta e competenza verificabile, non contenuti generici scritti per intercettare keyword.

Concretamente, come si ottimizza per la GEO? Cosa fai diversamente rispetto alla SEO classica?

Ci sono diversi livelli di intervento che ho iniziato ad applicare sistematicamente.

Il primo è la struttura del contenuto. I motori generativi elaborano testo in modo diverso rispetto a come Google crawla una pagina. Tendono a estrarre risposte dirette, definizioni chiare, affermazioni strutturate. Questo significa che i contenuti GEO-ottimizzati devono avere una struttura molto più esplicita: definizioni chiare dei concetti, risposte dirette a domande specifiche, dati e statistiche citate con fonte, sezioni FAQ ben costruite. Non si scrive più solo per un lettore umano, ma anche per un sistema che deve capire rapidamente qual è il punto centrale di ogni sezione.

Il secondo livello è la costruzione di autorevolezza distribuita. Essere citati dall’AI non dipende solo da quello che pubblichi sul tuo sito: dipende da come il tuo nome, il tuo brand e la tua expertise sono rappresentati nell’intero ecosistema web. Interviste su siti terzi autorevoli, citazioni su testate di settore, profili verificati sulle principali piattaforme, recensioni e menzioni – tutto questo costruisce il segnale che i modelli AI usano per valutare se una fonte merita di essere citata.

Il terzo livello è il dato strutturato avanzato. Schema markup, dati JSON-LD, ottimizzazione per i featured snippet – questi elementi tecnici diventano ancora più critici nella GEO perché aiutano i sistemi AI a comprendere e processare le informazioni in modo accurato.

E c’è un quarto livello, più strategico: la scelta dei topic su cui costruire autorevolezza. Non si può essere autorevoli su tutto. La GEO premia la specializzazione profonda molto più della SEO tradizionale. Definire un territorio tematico preciso e presidiarlo in modo sistematico – con contenuti approfonditi, con presenza pubblica coerente, con citazioni su fonti esterne – è la strategia vincente per diventare una fonte che l’AI cita.

E poi c’è il passo successivo: gli agenti AI e il Model Context Protocol. Come si collega tutto questo al GEO?

È la domanda che mi appassiona di più, perché è qui che vedo il futuro della visibilità digitale nella sua forma più completa.

Gli agenti AI – sistemi di intelligenza artificiale capaci di agire autonomamente, accedere a strumenti, raccogliere informazioni da fonti multiple e completare task complessi – stanno diventando una parte sempre più significativa di come le persone trovano informazioni, prendono decisioni e interagiscono con i brand. Non è più solo “cerco su Google” o “chiedo a ChatGPT”: è “ho un agente AI che gestisce la mia ricerca di un fornitore”, “ho un agente che analizza le opzioni di acquisto per me”, “ho un agente che sintetizza le notizie del mio settore ogni mattina”.

Il Model Context Protocol – MCP – è lo standard tecnico che permette a questi agenti di connettersi in modo strutturato a fonti di dati esterne. Ed è qui che si apre una dimensione completamente nuova per la visibilità dei brand: non basta più essere indicizzati da Google o essere citati nelle risposte generative di ChatGPT. I brand e i professionisti che guarderanno avanti stanno già pensando a come facilitare l’analisi dei dati in modo aggregato grazie a queste tecnologie l’AI diventa un punto centrale dove confluiscono i dati da differenti piattaforme, avendo una visione più chiara, completa per l’analisi dei dati, oltre che scalabile.

Questo si traduce in pratiche concrete: API pubbliche ben documentate, dati strutturati che gli agenti possono processare facilmente. È una nuova frontiera della Data Analytics oltre che dell’Automazione, ancora quasi completamente inesplorata nella maggior parte delle aziende.

Stai descrivendo una trasformazione enorme. I brand e le aziende italiane stanno capendo cosa sta succedendo?

C’è un gap significativo tra chi ha già capito e sta agendo, e chi è ancora in attesa di segnali più chiari prima di muoversi. Ed è un gap che, a mio avviso, si trasformerà in un vantaggio competitivo enorme per i primi mover entro i prossimi dodici-ventiquattro mesi.

Le aziende che stanno reagendo meglio sono quelle con una cultura data-driven consolidata – quelle abituate a misurare, a testare, a iterare in base ai risultati. Per loro, integrare GEO e AI nella propria strategia digitale è un’estensione naturale di un approccio già maturo.

Quelle in difficoltà sono le aziende che hanno trattato la SEO come una casella da spuntare – “abbiamo fatto SEO” – senza mai sviluppare una competenza interna o costruire relazioni con professionisti in grado di guidarle nell’evoluzione. Queste aziende rischiano di arrivare al cambio di paradigma senza gli strumenti concettuali per affrontarlo.

Il mio consiglio pratico per chi si trova in questa seconda categoria è lo stesso che darei per qualsiasi trasformazione digitale: non cercare di fare tutto in una volta. Inizia con un’audit della tua presenza attuale – come appari nelle risposte AI? Sei citato quando si cerca qualcosa di rilevante per il tuo business? Chi ti cita, e con quale accuratezza? Questi dati di partenza definiscono dove investire l’energia.

Qual è la visione che ti guida quando lavori su tutto questo – SEO, GEO, AI? C’è un principio unificante?

Sì, ed è sorprendentemente semplice: la visibilità digitale ha sempre premiato chi costruisce valore genuino per le persone.

Nella SEO tradizionale, vince chi crea contenuti davvero utili e guadagna fiducia nel tempo. Nel GEO, viene citato chi ha costruito una reputazione autentica di expertise nel proprio dominio. Con gli agenti AI, vengono integrati i brand e i professionisti i cui dati e contenuti sono più accurati, più strutturati, più affidabili.

La tecnologia cambia continuamente. Il principio sottostante no. E questo mi dà una certa serenità rispetto alla velocità del cambiamento: so che qualunque cosa emerga nei prossimi anni – nuovi motori, nuovi standard, nuovi comportamenti degli utenti – la strategia fondamentale resterà la stessa. Costruire autorevolezza reale, produrre contenuti di qualità autentica, essere presenti in modo coerente e strutturato nell’ecosistema digitale.

Chi ha costruito su queste fondamenta negli ultimi anni è ben posizionato per navigare le trasformazioni che vengono. Chi ha costruito su scorciatoie e ottimizzazioni di facciata, invece, scoprirà – come ha già scoperto molte volte nella storia della SEO – che i cambiamenti algoritmici e tecnologici hanno un modo di azzerare rapidamente i vantaggi costruiti sul breve periodo.

Una previsione: tra tre anni, come sarà cambiato il lavoro di un digital marketing specialist su questi temi?

Tre anni è un orizzonte molto compresso in questo momento storico, quindi prendo la previsione con la dovuta umiltà. Ma ci sono alcune direzioni che mi sembrano abbastanza chiare.

La distinzione tra SEO e GEO sarà probabilmente superata: ci sarà semplicemente una disciplina unificata di “ottimizzazione per la visibilità nei sistemi informativi digitali” – che include motori di ricerca tradizionali, motori generativi, agenti AI, assistenti vocali, e qualsiasi altra interfaccia attraverso cui le persone accederanno alle informazioni.

Il ruolo del professionista si sposterà sempre più verso la strategia di authority building – costruire e gestire la reputazione digitale di brand e professionisti in modo che sia accuratamente rappresentata in tutti i sistemi AI che la elaborano. Sarà una combinazione di content strategy, PR digitale, ottimizzazione tecnica e gestione dei dati strutturati.

E la misurazione cambierà radicalmente: non si misurerà solo il traffico organico o le posizioni in SERP, ma la quota di citazioni nelle risposte AI, la qualità con cui i brand vengono rappresentati nei sistemi generativi, la raggiungibilità dagli agenti AI.

Chi inizia a costruire competenza in queste direzioni adesso – non tra due anni, adesso – sarà in una posizione di grande vantaggio quando queste metriche diventeranno standard di settore.

Matteo Giorgi è un Digital Marketing Specialist con expertise in SEO avanzata, Generative Engine Optimization e integrazione degli agenti AI nei processi di marketing digitale. Aiuta aziende e brand a costruire visibilità digitale duratura nell’ecosistema della ricerca tradizionale e generativa. Contatti: https://matteogiorgi.com/