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“In meta!” al Beccaria: il rugby entra nel carcere minorile di Milano per costruire futuro, squadra e speranza

Non solo uno sport, ma una palestra di vita. Il rugby arriva all’Istituto penale minorile “Cesare Beccaria” di Milano con un progetto che punta a trasformare la forza del gioco di squadra in uno strumento concreto di inclusione, educazione e prevenzione del disagio giovanile. Si chiama “In meta! Rugby, il campus al Beccaria” ed è l’iniziativa promossa da Regione Lombardia insieme alla Federazione Italiana Rugby per offrire ai giovani detenuti un’occasione di crescita personale attraverso i valori dello sport.

Presentato a Palazzo Lombardia dal presidente della Regione Attilio Fontana e dal sottosegretario alla Presidenza con delega allo Sport e Giovani Federica Picchi, il progetto nasce da un’idea semplice ma potente: lo sport può diventare una porta aperta verso nuove possibilità, soprattutto nei luoghi dove ragazzi e ragazze affrontano momenti difficili del proprio percorso.

Alla presentazione hanno partecipato anche il vicepresidente della Federazione Italiana Rugby Paolo Vaccari, la direttrice dell’Istituto penale minorile “Cesare Beccaria” Eleonora Cinque e Diego Dominguez, uno dei protagonisti più importanti della storia recente del rugby italiano.

La palla ovale come metafora della vita

Il cuore del progetto è il rugby, una disciplina che più di molte altre mette al centro collaborazione, responsabilità e rispetto dell’altro. Nel rugby nessuno può vincere da solo: la palla ovale deve necessariamente passare da un compagno all’altro per poter avanzare.

È proprio questa caratteristica a rendere il rugby uno strumento educativo particolarmente efficace. In campo si affrontano avversari anche con grande intensità fisica, ma al termine della partita tutto torna nel segno del rispetto delle regole e della relazione umana.

“Il rugby insegna che l’altro non è un nemico, ma un compagno con cui costruire qualcosa insieme”, è il messaggio alla base dell’iniziativa. Una lezione che va oltre lo sport e che riguarda la vita quotidiana: imparare a fidarsi, collaborare, riconoscere il valore degli altri.

Fontana: “Lo sport può offrire un’opportunità di riscatto”

“Lo sport rappresenta uno straordinario strumento educativo – ha spiegato il presidente Attilio Fontana – perché trasmette il rispetto delle regole, il rispetto reciproco e il valore della fatica necessaria per raggiungere un obiettivo”.

Per il presidente lombardo, portare attività sportive all’interno degli istituti penitenziari minorili significa creare nuove occasioni di formazione e responsabilizzazione.

Un percorso che Regione Lombardia aveva già simbolicamente sottolineato il 15 giugno 2026, quando la torcia olimpica di Milano Cortina 2026 era stata portata proprio al Beccaria, con l’obiettivo di ribadire il ruolo dello sport come strumento di educazione e inclusione anche nei contesti più complessi.

“Lo sport può aiutare i ragazzi ad affrontare una fase della vita spesso difficile e a costruire un percorso positivo”, ha aggiunto Fontana.

Ottanta giovani coinvolti nel campus

Il progetto entrerà nel vivo nel settembre 2026 e coinvolgerà circa 80 giovani dell’Istituto Beccaria in una settimana dedicata allo sport e alla crescita personale.

“Non sarà soltanto un’esperienza fisica, ma soprattutto educativa”, ha spiegato Federica Picchi. “La palla del rugby funziona soltanto se viene passata a un compagno. Se nessuno la passa, resta ferma. È una metafora straordinaria: nella vita abbiamo bisogno degli altri per andare avanti”.

Durante il campus, oltre al rugby, saranno previste attività dedicate anche ad altre discipline sportive come calcio, basket, fitness e nuoto. Un programma pensato per sviluppare capacità fisiche, ma soprattutto relazionali.

Un campione azzurro per insegnare valori

A guidare il percorso sarà Diego Dominguez, ex stella del rugby internazionale e protagonista della crescita della nazionale italiana.

Il campione azzurro porterà ai ragazzi non soltanto tecniche e allenamenti, ma soprattutto un patrimonio di esperienze maturate dentro e fuori dal campo.

“Nel rugby la forza è servizio alla squadra – ha spiegato Dominguez –. Tutti scendono in campo con la stessa maglia, senza differenze. L’avversario non è un nemico e ogni confronto ha senso soltanto se esistono regole condivise”.

Un messaggio fondamentale per giovani che spesso arrivano da situazioni personali difficili e che hanno bisogno di trovare nuovi punti di riferimento.

Il Beccaria come luogo di nuove opportunità

La direttrice dell’Istituto penale minorile Eleonora Cinque ha sottolineato il valore della collaborazione con Regione Lombardia e con il mondo dello sport.

“È attraverso l’ingresso di nuove opportunità e attraverso la presenza concreta del territorio che possiamo costruire autentici percorsi di recupero”, ha dichiarato.

L’obiettivo non è soltanto riempire il tempo dei ragazzi con un’attività sportiva, ma offrire strumenti per affrontare il futuro con maggiore consapevolezza.

Una squadra per ricominciare

Il progetto “In meta!” racconta una Milano che prova a investire sulle nuove generazioni anche nei luoghi più fragili. Il rugby diventa così un linguaggio universale capace di parlare di rispetto, responsabilità e possibilità di cambiamento.

Perché ogni partita può avere un secondo tempo. E per questi ragazzi il campo da gioco può rappresentare proprio questo: una nuova occasione per ripartire, imparare a stare in squadra e costruire una meta diversa per la propria vita.