Affrontare il lutto: quando la terapia può aiutare a ritrovare un nuovo equilibrio
Il lutto è un’esperienza profondamente personale, che può modificare per un certo periodo il modo di vivere la quotidianità, le relazioni e persino il rapporto con se stessi. Non sempre, però, è semplice capire come affrontare il dolore o quando sia opportuno chiedere un aiuto professionale. Per approfondire questo tema abbiamo intervistato il dottor Marco Folla, che riceve come psicologo online e nel suo studio a Trieste, e che propone percorsi personalizzati, costruiti sulle caratteristiche e sulle esigenze della persona. Il suo approccio integra differenti modalità di intervento psicologico e comprende anche una formazione specifica nell’ambito del trauma.
Dottor Folla, che cosa accade, dal punto di vista psicologico, quando una persona affronta un lutto?
Il lutto rappresenta una profonda esperienza di cambiamento. La perdita di una persona importante può modificare abitudini, riferimenti affettivi, progetti e anche il modo in cui ci si percepisce. Per questo non riguarda soltanto la tristezza, ma può coinvolgere diversi aspetti della vita quotidiana. È importante, innanzitutto, riconoscere che non esiste un modo identico di vivere il lutto: ogni persona reagisce secondo la propria storia, il legame con chi non c’è più e le risorse di cui dispone in quel momento. Anche i tempi possono essere molto diversi e non è utile confrontare il proprio percorso con quello degli altri.
Quando il dolore diventa un motivo per rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta?
Chiedere aiuto non significa necessariamente trovarsi in una situazione estrema. A volte una persona si rende semplicemente conto di non riuscire a dare un ordine a ciò che prova, di sentirsi bloccata o di fare fatica a ritrovare una propria quotidianità. In questi casi uno spazio terapeutico può diventare un luogo in cui fermarsi, raccontare quello che sta accadendo e comprendere meglio le proprie reazioni. Il momento giusto per chiedere supporto non è uguale per tutti: conta soprattutto la percezione di una difficoltà che non si riesce più a gestire autonomamente o che sta condizionando in maniera significativa la propria vita.
Come si svolge, generalmente, un percorso psicologico dedicato al lutto?
Il punto di partenza è sempre la persona e la sua esperienza. Nei primi incontri è importante comprendere la situazione, il significato della perdita e ciò che sta rendendo particolarmente difficile questo periodo. Successivamente il percorso viene costruito in modo personalizzato, senza applicare necessariamente lo stesso schema a tutti. Nel mio lavoro utilizzo un approccio integrato, che permette di scegliere e combinare strumenti differenti in funzione delle caratteristiche della persona e degli obiettivi condivisi.
È corretto parlare di “superamento” del lutto oppure sarebbe più appropriato parlare di elaborazione?
Preferisco parlare di attraversamento ed elaborazione. L’obiettivo di un percorso non è cancellare un ricordo o fare in modo che ciò che è accaduto smetta di avere importanza. Una perdita significativa entra nella nostra storia e può continuare ad avere un significato. Il lavoro psicologico può aiutare, invece, a trovare un modo nuovo di stare con quella esperienza, così da poter gradualmente recuperare continuità nella propria vita e lasciare spazio anche ad altri aspetti dell’esistenza.
Quale ruolo può avere la quotidianità nel percorso di elaborazione?
La quotidianità rappresenta una risorsa importante. Quando si attraversa un periodo di dolore è facile perdere riferimenti, abitudini e motivazioni che prima sembravano scontati. Recuperare gradualmente piccoli punti di riferimento può aiutare a ritrovare una maggiore sensazione di stabilità. Non significa obbligarsi a stare bene o fingere che nulla sia successo, ma concedersi la possibilità di mantenere un contatto con la propria vita anche mentre si attraversa il dolore.
Quanto è importante rispettare i tempi personali?
È fondamentale. Non esiste una scadenza universale entro la quale una persona dovrebbe sentirsi nuovamente bene. Alcuni momenti possono sembrare più facili, mentre altri possono riportare emozioni già vissute. Questo non significa necessariamente essere tornati al punto di partenza. Il percorso può procedere anche attraverso fasi diverse e talvolta non lineari. Il compito della terapia è accompagnare la persona nel comprendere ciò che sta vivendo, rispettando il suo ritmo e le sue risorse.
In che modo la psicoterapia può aiutare a ritrovare un nuovo equilibrio?
La terapia offre innanzitutto uno spazio protetto nel quale poter esprimere ciò che si prova senza sentirsi giudicati o costretti a mostrare una determinata reazione. Da lì si può lavorare sulla comprensione delle emozioni, dei pensieri e dei cambiamenti che la perdita ha prodotto, cercando progressivamente nuove modalità per affrontare la quotidianità. Nel mio approccio considero importante accompagnare la persona senza sostituirmi a essa: il percorso viene costruito insieme, sulla base della sua storia e dei suoi bisogni.
Per concludere, quale messaggio darebbe a chi sta attraversando un lutto e sente di non riuscire ad affrontarlo da solo?
Direi innanzitutto di non giudicarsi per il modo in cui sta vivendo questo momento. Il dolore non segue regole identiche per tutti e non deve necessariamente essere affrontato in solitudine. Chiedere un aiuto professionale può offrire uno spazio in cui fermarsi, comprendere ciò che sta accadendo e iniziare a costruire, con i propri tempi, un nuovo equilibrio. Non si tratta di dimenticare la persona o la storia che si è perduta, ma di trovare nuovamente uno spazio per sé e per tutto ciò che, nel tempo, può ancora essere vissuto.

