A Milano il branding parte dalle persone: il metodo di Trasparenze ADV
Il lavoro di un’agenzia di branding comincia spesso da una conversazione. Molto prima del logo e dei colori, ci sono le domande, l’ascolto e un gruppo di persone che ha il compito di raccontare una storia con parole e immagini coerenti. Digitando “agenzia di branding Milano” su un motore di ricerca, le pagine che compaiono sono decine. Come districarsi nel mare magnum? Per un’azienda, è interessante capire come lavora una squadra.
Trasparenze ADV: un’agenzia nata a Milano nel 2009
Tra le agenzie milanesi che hanno fatto di questo metodo il proprio tratto c’è Trasparenze ADV, nata a Milano nel 2009 e cresciuta negli anni insieme alle sue competenze creative, marketing e digitali. Oggi lo studio lavora da via Plinio, a due passi da corso Buenos Aires, e porta avanti i progetti su quattro linee: Branding & AI, SEO & Content, Marketing B2B e Performance Marketing. Dentro queste etichette ci sono il lavoro sul posizionamento e sull’identità verbale e visiva, i contenuti pensati per Google e per i motori generativi, le campagne su Meta, Google e LinkedIn con il loro tracciamento, la ricerca di contatti commerciali per le aziende B2B.
In diciassette anni il mestiere è cambiato e si è rinnovato parecchio. Tanto tempo fa un marchio viveva soprattutto sulla carta, nei cataloghi e nelle fiere, poi sono arrivati il sito, i social, le campagne a pagamento, i motori di ricerca. Negli ultimi tempi si è aggiunto un pubblico nuovo, quello degli assistenti di intelligenza artificiale come ChatGPT, Gemini e Perplexity, che leggono le informazioni su un’azienda e le riassumono in poche righe a chi la cerca. L’agenzia ha seguito questi passaggi uno alla volta, e li ha raccolti in una frase che oggi apre il suo sito: “Chiari per le persone. Leggibili per l’AI. Scelti da entrambe”.
Le persone e le competenze dietro i progetti
A guidare l’agenzia sono i due fondatori. Corinna Cighetti dirige il marketing e il lavoro sul posizionamento, cioè la direzione da dare ai progetti; Nicolò Maria Mutarelli si occupa dello sviluppo commerciale e del rapporto con le aziende. Due profili diversi, uno più vicino al progetto e l’altro alle persone che lo commissionano, che insieme tengono la rotta dello studio.
Intorno ai fondatori lavora un nucleo interno, con figure dedicate al branding e alla parte creativa, alla SEO e ai contenuti, alle campagne a pagamento e al marketing per le aziende che vendono ad altre aziende. Sono queste persone a seguire i progetti giorno per giorno, a partecipare alle riunioni e a tenere il filo tra un passaggio e l’altro.
Quando un progetto chiede competenze molto verticali, si aggiunge una rete di specialisti esterni, coinvolti in base alle richieste del cliente. La regia, anche in questi casi, resta all’interno dello studio.
Un metodo condiviso, dalla strategia ai contenuti
Sul sito dell’agenzia c’è una frase che riassume bene il modo di lavorare: “Non vendiamo cinque servizi affiancati. Vendiamo una direzione, applicata dove serve”. Il percorso comprende l’analisi iniziale, la definizione della direzione, l’esecuzione e la misurazione, e ogni membro del team è sempre informato di tutto.
Immaginiamo un’azienda industriale che vuole presentarsi a un nuovo mercato. Nella prima fase si analizza lo stato del marchio: come lo descrive il sito, cosa raccontano i materiali commerciali, quali informazioni circolano in rete e come gli assistenti di intelligenza artificiale riassumono l’attività. Poi si lavora sul posizionamento, cioè sulla frase che spiega chi è l’azienda e a chi si rivolge. Da lì si prosegue con il tono di voce, i messaggi principali, le regole per immagini e colori.
Per la parte che riguarda l’intelligenza artificiale, lo studio propone come primo passo una GEO Audit, un’analisi di come ChatGPT, Gemini e Perplexity descrivono oggi un marchio: cosa ne capiscono, a quale pubblico lo associano, dove sbagliano. Alla fine viene fatto un report e le correzioni da fare finiscono poi nello stesso brief usato da tutta la squadra.
Il metodo si appoggia su quattro piani che l’agenzia definisce verificabili: dati, brand, processo e accessibilità. Lo studio condivide naturalmente con i clienti le metriche delle campagne, come il ritorno sulla spesa pubblicitaria, il costo per contatto e l’uso del budget. Sull’accessibilità, invece, la formula usata è semplice: “Spieghiamo invece di vendere”.
La continuità del rapporto con le aziende
Nel portfolio dell’agenzia compaiono gruppi industriali come Alfa Laval e Parker Hannifin, aziende come Korff e Pasolini, marchi come Signature Kitchen Suite, WellStore e Swiss Natural Med. Molti sono clienti B2B, con prodotti tecnici da raccontare a buyer, ingegneri, distributori.
Tra le testimonianze pubblicate dallo studio, alcune parlano proprio della durata del rapporto, con progetti seguiti per diversi anni. Per le aziende l’affidabilità è un buon segnale: le persone che seguono il marchio conoscono la sua storia, le strade già tentate e quelle abbandonate, e i motivi di quella decisione. Quando arriva un nuovo prodotto, un cambio di mercato o un nuovo responsabile marketing, il lavoro riparte da una memoria condivisa, con meno tempo speso a rispiegare tutto da capo. E anche la coerenza ne giova in positivo, per il tono, sempre riconoscibile. Ovunque, online e offline.

