Milano export: l’andamento del settore

Milano export in crescita con aziende che puntano sempre di più ai mercati esteri. E’ il quadro che emerge dall’ultima ricerca condotta dall’Osservatorio di Confartigianato Lombardia sulle micro e piccole imprese di Milano e Monza-Brianza.

Milano export: i numeri

Il 58 per cento degli imprenditori che commercia con l’estero lo scorso anno ha visto aumentare il proprio fatturato rispetto al 2016. Tre su dieci registrano una crescita del cinque per cento o anche superiore. Invece solo il 46 per cento di chi non esporta ha registrato il segno più.

Importanti le relazioni con altre realtà e anche la tendenza all’innovazione e la digitalizzazione. Dal 2008 è cresciuto il peso delle Nazioni al di fuori dell’Unione europea dal 41 al 44 per cento. Per Milano i valori sono più alti. Negli ultimi 12 mesi si tocca il 61,7 per cento.

Milano export: le rotte

Si registra una scalata dell’Est rispetto alla perdita di importanza di alcuni Stati europei. Dal 2007 al 2017 Corea del Sud, Giappone, Hong Kong, Ungheria e Cina guadagnano posizioni nella classifica dei mercati più gettonati. Stabili Germania, Francia, Paesi Bassi, mentre perdono quota il Regno Unito, l’Austria, la Spagna. Secondo l’indagine, il primo semestre 2018 mantiene il segno più per le esportazioni, ma a ritmi meno sostenuti rispetto allo stesso periodo del 2017.

Milano export: i settori

Dall’estero si richiedono in particolare prodotti chimici, metallurgici e in metallo e macchinari. Le micro e piccole imprese sono forti anche nella produzione di articoli d’abbigliamento, in pelle, alimentari e mobili. Design e moda.

Per mantenere le relazioni con altri Stati e per stare al passo con la domanda, artigiani e imprenditori hanno bisogno di personale specializzato. Il 72,5 per cento delle aziende esportatrici prevede di assumere nuove figure, contro il 57 per cento delle non esportatrici.

In un caso su quattro delle assunzioni si fatica a trovare il candidato ideale. Per il 37 per cento dei posti disponibili le mpi sono più propense a reclutare giovani, rispetto a chi non commercia fuori dai confini nazionali. In otto casi su dieci gli imprenditori ritengono che i lavoratori disponibili sul mercato necessitino di ulteriore formazione.

Alle reclute si chiedono flessibilità, capacità di adattamento, competenze digitali e comunicative. Da qui il progetto “Open Export”, in corso in questi mesi, per portare esperti a “fare lezione” direttamente nelle aziende.

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