Una delle più sofisticate gallerie del design con tanto di elegante bistrot a due passi da San Vittore

Un quartiere dalle due anime. La piazzetta tra via Bandello, il carcere di San Vittore e la cintura automobilistica dell’Area C è un luogo suggestivo. Da qui si possono sentire le grida dei detenuti, ma a pochi metri c’è una delle più sofisticate gallerie del design con tanto di elegante bistrot. L’intero quartiere ha un’anima doppia. Infatti ci sono scuole d’élite e autofficine abbandonate, palestre e corti segrete. Case, studi dei professionisti e uffici comunali. A tratti sembra disabitato, e in parte in effetti lo è con numerosi spazi in disuso, anche da decenni.

È una terra di confine del Municipio 1, i cui destini urbanistici sono da sempre condizionati alla presenza dell’istituto penitenziario. Il trasloco fuori dal centro è un tema ricorrente, messo soltanto negli ultimi anni da parte in nome dello sviluppo verticale più periferico tra l’ex Fiera e le zone ferroviarie, da Porta Nuova agli scali. Davanti al parchetto alberato in viale di Porta Vercellina, però c’è una palazzina gialla pronta a nuova vita, ultimo avamposto dell’ex villaggio industriale ottocentesco della Carlo Candiani, imperniato attorno alla fabbrica di terracotta. Qui abitavano le maestranze dell’adiacente fornace.

Oggi il frequentato ristorante argentino all’angolo si è trasferito, e le protezioni in legno sopra il marciapiede sono ancora lì a proteggere passanti e automobili, raccontando di un disuso almeno ventennale degli alloggi, con le facciate ammalorate. Un camion è fermo sul marciapiedi, il cantiere è pronto. Sul lato lungo , 33 finestre incorniciate di rosso; altre 9 guardano verso la cerchia, altrettante su Casa Candiani. Saranno gli sfoghi di una serie di alloggi-boutique di piccole dimensioni, scelti come target strategico anti-ciclico sul mercato immobiliare.

Ai piani alti, il progetto prevede bilocali e trilocali tra i 45 e i 70 mq, a testimonianza della natura degli alloggi pensati per gli operai. Ma sarà poi la domanda a comporre metrature maggiori. Al piano terra, dove le volte raggiungono anche i 4 metri, la suggestione è quella di uno spazio di convergenza tra moda, design e gastronomia, diffondendo il riuso di spazi industriali per eventi milanesi come accaduto in via Tortona. “Libereremo i mattoni, le volte e le travi in legno, valorizzando il fascino di spazi che, con tagli piccoli e grandi altezze, non sono comuni sul mercato” spiega Daniele Fiori architetto che in zona ha lo studio e ha già realizzato “Il chiostro” di via Vico. “Bandello 22” è il nome del progetto e della proprietà (Matteo Albarello e la famiglia Silva), già a fianco dello studio Dfa per Washington building, la vecchia Borletti, demolita tranne l’iconica facciata, non distante da qui, dove i lavori sono da poco ripartiti, nonostante ritardi e bonifiche forti di vendite oltre l’85%.