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Milano: L’esercito delle dodici scimmie 

Candidati e auto-candidati sindaco per il dopo-Sala: viaggio in un universo da incubo.

La fiera dei candidati per il dopo-Sala: tra nipotine d’arte, generali in pensione, ex direttori di giornale in cerca di un ruolo e sottosegretari dal nome blasonato. Nessun intento offensivo: il richiamo al cult cinematografico de “L’esercito delle 12 scimmie” nasce semmai dalla disarmante sensazione di trovarsi dentro la sua trama. Proprio come il protagonista inviato nel passato per capire l’origine di un futuro distopico e inevitabile, il cittadino milanese di oggi si proietta nel 2027 conoscendo già perfettamente l’antifona di ciò che lo attende. Ma la vera domanda, alla fine, è una sola: sopravviveremo alla cura?

Milano affonda con discrezione sotto il peso di un costo della vita da Principato di Monaco, i servizi di un distretto periferico e un traffico immobilizzato da cantieri perenni. Mentre l’amministrazione uscente saluta la compagnia tra un rendering per lo stadio di San Siro e un nuovo divieto di circolazione, dai quartieri generali della politica si leva un solo grido: ci penso io. La fauna dei candidati, degli autocandidati e dei disponibili loro malgrado è pronta a contendersi le chiavi di una città provata.

CARMELO BURGIO

Generale dei Carabinieri in congedo, Burgio è stato lanciato da Roberto Vannacci e dal suo movimento Futuro Nazionale. Passato dalle missioni ad alto rischio al Comitato Elettorale, promette di ripristinare il decoro urbano e l’ordine pubblico con la disciplina di brigata. Più che al profilo di un sindaco, fa pensare a un Governatore Militare pronto a recintare la Cerchia dei Navigli: con lui al comando, per passeggiare in corso Buenos Aires potrebbe servire la parola d’ordine del giorno.

SILVIA SARDONE

Eurodeputata e consigliera comunale della Lega, la Sardone è la pasionaria d’assalto del carrozzone salviniano. Custode della linea del partito, si è specializzata in dirette social notturne nei luoghi più degradati della città, muovendosi con una troupe al seguito e uno sguardo indignato a uso di algoritmo. Il suo programma elettorale sembra riassumibile in due soli concetti: pattugliamenti e ruspe.

MATTEO PEREGO DI CREMNAGO

Sottosegretario alla Difesa, quarant’anni con un passato da manager di Armani e titolare dello storico cappellificio di famiglia, Perego di Cremnago è stato messo in campo da Antonio Tajani per Forza Italia. Candidato di rappresentanza per eccellenza, unisce la linea nobiliare del nome a un curriculum manageriale e a una piega di capelli inappuntabile. Tajani lo ha rispolverato per ricordare alla città che Forza Italia esiste ancora e veste elegante.

MAURIZIO LUPI E LUCA BERNARDO

Nel perimetro moderato di centrodestra si muovono due vecchie conoscenze. Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati ed eterno ex ministro, incarna una stabilità d’altri tempi; quella stessa stabilità che si avverte nei corridoi ministeriali il venerdì pomeriggio. Luca Bernardo, primario di pediatria già sconfitto nel 2021, mostra un’invidiabile persistenza nel voler tornare a discutere di strisce blu nei dibattiti pubblici…ma è già fuori partita.

MARIO CALABRESI

Già direttore de La Stampa e la Repubblica, Calabresi incarna il passaggio dalla crisi della carta stampata alla gestione della macchina comunale. Candidato gradito all’area riformista e alla Milano che legge i quotidiani nei caffè di Brera, rappresenta quella sinistra che si preoccupa delle sorti del mondo sorseggiando un cappuccino d’avena.

CARLOTTA COSSUTTA

Docente universitaria e attivista del movimento transfemminista Non una di meno, la Cossutta è la nipotina d’arte dello storico dirigente comunista Armando. Passata idealmente dalla falce e martello di famiglia alle battaglie dell’attivismo contemporaneo, è sostenuta da Alleanza Verdi e Sinistra. La sua idea di sicurezza urbana punta soprattutto sulla decostruzione del patriarcato nelle stazioni della metropolitana notturna.

PIERFRANCESCO MAJORINO

Capogruppo del Partito Democratico in Regione Lombardia ed ex assessore alle Politiche Sociali, Majorino rappresenta l’ala sinistra del PD. Il suo ruolo somiglia a quello di un’opposizione interna: passa il tempo a difendere quanto fatto dalla giunta uscente, criticandone però le scelte concrete su urbanistica e sviluppo. Invoca le primarie di coalizione, fiducioso nella risposta dei circoli di partito.

ANNA SCAVUZZO ED EMMANUEL CONTE

Vicesindaca con delega all’Urbanistica la prima, Assessore al Bilancio il secondo, rappresentano la continuità con l’amministrazione di Beppe Sala. Il loro compito in campagna elettorale consiste nel mostrare ai cittadini che se l’affitto di un monolocale in periferia ha raggiunto cifre proibitive, la responsabilità è unicamente delle dinamiche del mercato globale.

E I MILANESI?

Mentre i nomi si accavallano, i cittadini provano a capire come sopravvivere alle tre questioni aperte della vita urbana:

  • Sicurezza: in bilico tra le pattuglie d’assalto invocate a destra e i percorsi d’autocoscienza proposti a sinistra.
  • Viabilità: sospesa tra la tentazione di riaprire i Navigli e l’idea di chiudere del tutto la città ai residenti, trasformandola in un unico dehors.
  • Costo della vita: un tema su cui ogni candidato dichiara profonda vicinanza, di solito a margine di un aperitivo di finanziamento elettorale da cinquanta euro a persona.

L’unica vera certezza è che, qualunque sia il vincitore, per vivere a Milano la ricetta resterà la stessa: conto in banca capiente, pazienza infinita e occhi ben aperti per salvare portafoglio e salute mentale.