Invitation to a disaster a Milano

Il percorso si snoda ammantato da una misteriosa oscurità. Si passa mediante una serie di stretti varchi che sostituiscono le consuete porte. Sono quasi delle ferite sui muri. Le opere dei due artisti emergono come delle vere e proprie epifanie. Una civile abitazione si trasforma non in un domestico luogo espositivo come avviene nella consolidata formula dell’home gallery. Ma si tratta di un percorso iniziatico per lo spettatore. Lui con continuo stupore e, forse per alcuni, senso di oppressione, sperimenta la rigenerante bellezza della luce che proviene dalle tele di Montani o dai riverberi dei monitor dei video di Trimani. L’appartamento si presenta come un luogo veramente ferito. Infatti mostra concretamente questo suo carattere durante la visita. E previsto al termine del suo percorso la realizzazione live di un “vanishing painting” di Matteo Montani.

Invitation to a disaster: il percorso

Marco Bazzini osserva. “Quelli che all’inizio e fuori di ogni metafora si presentano come dei tagli, traumi, sfregi si trasformano in una proficua dialettica tra l’offesa e la cura, il buio e la luce, l’interno e l’esterno, la grotta e il cielo stellato. E quest’ultimo sarà ritrovato al termine dei diversi passaggi che stanza dopo stanza, sfondamento dopo sfondamento in una ripetuta allusione alla rinascita, conduce a quel riveder le stelle di dantesca memoria. L’appartamento nel suo essere spoglio e offeso non è una spietata scenografia ma un diverso ambiente in cui far irradiare in maniera diversa le opere dei due artisti, un modo per ricercare una corale opera totale dall’indubbio carattere sinestetico”.

Invitation to a disaster: gli artisti

Marco Tonelli aggiunge a proposito dei due artisti. “Un dialogo di lunga data quello tra Montani e Trimani, che a tratti sembra sovrapporsi in uno spazio in cui i trascoloranti paesaggi pittorici dell’uno sono evocati e rievocano quelli fantasmatici e digitali dell’altro. Un percorso dentro un nudo appartamento che si apre in fratture, spacchi, ferite, fenditure irregolari che si riflettono nelle opere, che le opere riflettono. Difficile non uscirne toccati, soprattutto dopo esser saliti ed aver visto la statua di Montani incantata dalla stella sonora di Trimani. Difficile rientrare nella normalità del traffico e del caos della strada. Difficile entrare ed uscire senza riportare qualche frattura sulla pelle sensibile, per chi sa mettersi in ascolto”.

Un nuovo allestimento

A gennaio la mostra non avrà una fine ma un nuovo inizio che ribalterà il suo concetto, per restare fedele all’origine. Con un nuovo allestimento site specific saranno sempre Trimani e Montani ad affacciarsi oltre il disastro e le ferite. Alla ricerca di ARIA, intesa come apertura, respiro, luogo architettonico aperto.

Matteo Montani

E’ uno tra i più noti esponenti della nuova pittura italiana e da sempre associa a questa l’idea di soglia, di passaggio. Per lui il dipingere è la creazione di uno spazio reale in cui il segno convive con una manifestazione di luce.

Antonio Trimani

Protagonista della scena video nazionale indaga l’idea di spazio e tempo attraverso la ripresa di paesaggi come testimonianza dell’esserci. E anche come proiezione di un attraversamento dello sguardo attraverso un confine, una ferita.

Le Stazioni di Carlo Cinque è un progetto intorno alle diverse arti contemporanee; sono eventi aperti e difficilmente definibili in un genere il cui senso si ritrova nel loro svolgimento piuttosto che nella loro forma. Sono tappe sempre diverse per un coinvolgimento in un’opera totale e nella più stimolante sperimentazione. Invitation to a Disaster è la Stazione #15. Testi critici in catalogo di Marco Bazzini e Marco Tonelli.