E’ colombiano l’uomo mutilato in via Cascina dei Prati: due arresti

E’ colombiano l’uomo mutilato in via Cascina dei Prati. La vittima è stata prima accoltellata alla gola e al petto, poi fatta a pezzi con un’accetta.

Il corpo sabato sera è stato trovato carbonizzato tra le palazzine popolari di via Cascina dei Prati. È stato il pm Paolo Storari a ricostruire il delitto, dopo l’arresto di due uomini. Gli arrestati sono entrambi colombiani di 32 e 21 anni. Il trentenne è accusato di omicidio. E’ stato bloccato mentre girovagava nel quartiere. L’altro risponde di occultamento, vilipendo e soppressione di cadavere. Il ventenne è stato fermato mentre cercava di lasciare l’Italia. Era a Malpensa e aveva in tasca un biglietto aereo per Madrid. Aveva già passato i controlli quando gli agenti di Polizia lo hanno preso.

La furia omicida si è scatenata dopo una festa in una villetta di via Carlo Carrà

E’ successo vicino al gabbiotto dei rifiuti di via Cascina dei Prati in cui è stato ritrovato il cadavere. Una festa a cui hanno partecipato poche persone e dopo la quale è scoppiata una lite. Secondo gli investigatori il litigio è avvenuto “per motivi futili e risalenti alla loro vita in Colombia”.

I due finiti in manette, dopo averlo fatto a pezzi, hanno sistemato il corpo in un trolley e su un carrellino l’hanno portato vicino al gabbiotto dei rifiuti. Il carrellino è stato trovato dagli investigatori vicino alla villetta luogo dell’omicidio. Era sporco di sangue. Anche l’accetta è stata trovata sul posto. Alcuni dei presenti avrebbero assistito alla scena. Grazie alle loro testimonianze è stato possibile risalire all’autore dell’assassinio in meno di 24 ore. Fondamentale anche la testimonianza raccolta la notte stessa di un vicino di casa che avrebbe sentito le urla e poi visto delle persone pulire al di fuori della villetta.

Le prime analisi eseguite sui resti ritrovati sabato sera hanno confermato che la vittima è un uomo, forse colombiano come i due fermati dalla Polizia per il delitto. Gli investigatori non sono ancora risaliti all’identità dell’uomo perché nei database non sono state trovate impronte digitali corrispondenti a quelle rilevate sul luogo in cui è stato scoperto il corpo carbonizzato. Evidentemente la vittima non era mai stata “fotosegnalata”.