Milan ancora nel mirino dell’Uefa

Il Milan dovrà tornare di fronte alla Camera giudicante che dovrà stabilire quale sarà la sanzione appropriata per non aver rispettato i paletti del fair play finanziario per gli anni 2016, 2017 e 2018. Il Milan ancora nel mirino dell’Uefa. In linea con quelli che sono i meccanismi di monitoraggio dell’Uefa, quindi, si aggiunge alla precedente indagine che aveva per oggetto gli anni 15, 16 e 17, l’ultima stagione 2017-2018 (gestione cinese), che come ben noto ha chiuso con un rosso di 126 milioni, e che fin qui era rimasta in sospeso.

Non è certo una novità, quindi, quanto comunica la Camera di investigazione dell’Uefa che spiega come il club non sia “riuscito a rispettare il requisito di pareggio di bilancio nel corrente periodo di osservazione determinato nella stagione 2018/19 e riguardante gli esercizi conclusisi nel 2016, 2017 e 2018”. Quello che è nuovo è la certificazione che non si sia trovata un’altra soluzione “diplomatica” per sanare l’anno 2017-2018, ma che il Milan debba andare a giudizio. Secondo fonti interne al club rossonero si tratta di un passaggio atteso, considerato obbligato dentro un processo più ampio.

Il nuovo deferimento non riguarda la decisione presa dalla Camera giudicante a dicembre 2018, relativa al periodo di osservazione precedente, e che sarà oggetto di un pronunciamento del Tas. Per le violazioni del triennio precedente (14-17) il Milan è già stato sanzionato con 12 milioni di multa, il limite di 21 giocatori in rosa per le Coppe e l’esclusione dall’Europa se nel 2021 non sarà raggiunto il pareggio di bilancio. È questa la parte più pesante per la società (che chiede più tempo per poter azzerare le perdite, e programmare investimenti per crescere) che ha deciso di ricorrere di nuovo al Tas di Losanna (e vedremo se arriverà prima la sentenza del Tas o quella della camera giudicante, perché anche questo sarà interessante).

Si pensava che, in parallelo alla nuova azione legale, il dialogo diplomatico tra Milan e Uefa proseguisse, in particolare proprio per la stagione 2017-2018, per la quale molti osservatori pensavano si potesse trattare una sorta di settlement agreement (con la possibilità di avere il primo anno franco e poi un piano triennale di raggiungimento del pareggio di bilancio). Questo invece non è successo, se la Camera investigativa ha deciso, di nuovo, che il Milan dovrà andare a giudizio. Secondo un’interpretazione il raggiungimento di un accordo (voluntary visto che era cambiata di nuovo la proprietà, dai cinesi al fondo Elliott, o settlement) non è stata possibile perché il Milan era già stato sanzionato (anche se la sanzione è sospesa dal ricorso al Tas). Sul tema neanche i legali hanno certezze perché quello del Milan resta un caso unico. Infatti tutti gli altri club hanno prima raggiunto un settlement (la possibilità di concordare, quindi, una serie di penalità e di paletti entro i quali stare) e poi sono andati alla Camera giudicante solo quando non lo hanno rispettato. Il Milan ci è andato due volte. Quando il presidente era Mr Li perché l’Uefa non si fidava della sua solidità (erano state richieste fideiussioni bancarie aggiuntive che Li non aveva prodotto) e ci torna ora anche con una proprietà solida e potente come Elliott e un ad, Ivan Gazidis, che ha sempre avuto ottimi rapporti con l’Uefa.

Ci torna, in qualche modo da recidivo, e con un bilancio nel complesso peggiorato. A questo punto, tutto è possibile. Ovvero che le trattative siano ancora in corso (e la tranquillità espressa dal Milan sembrerebbe farlo pensare), ma anche che la Camera giudicante decida di proseguire dritta per la sua strada e pertanto scegliere l’esclusione del Milan dalle Coppe.