La mobilità del futuro a Milano: le regole

La mobilità del futuro a Milano è rappresentata da monopattini elettrici, segway, monowheel e hoverboard. Ora avranno le loro regole di viabilità. Saranno i sindaci a delimitare le aree in cui avviarle e disciplinare le modalità di utilizzo dei mezzi. Il Ministero precisa anche che i monopattini e affini non potranno circolare ovunque, “ma solo in ambito urbano e limitatamente a determinate infrastrutture stradali”.

Alla sperimentazione potranno partecipare i monopattini elettrici, compresi quelli che si possono noleggiare in formula sharing di Helbiz e i Segway, utilizzati in italia soprattutto per scopi turistici. Ma anche i monocicli con una sola ruota (monowheel) e gli hoverboard, dotati di marchio CE, ai sensi della direttiva eurooea 2006/42/CE. Tutti i i dispositivi potranno muoversi su isole pedonali, zone 30, corsie ciclabili, e eventualmente altre strade che saranno i comuni a stabilire.

La mobilità del futuro a Milano: le regole di circolazione

Tutti i mezzi di micromobilità dovranno avere il segnalatore acustico e un motore elettrico con potenza non superiore ai 500watt. Poi dovranno essere dotati di illuminazione, da attivare come da codice della strada mezz’ora dopo il tramonto, di notte e anche di giorno se le condizioni atmosferiche lo richiedono. Se non ce l’hanno dovranno essere condotti a mano. Inoltre di sera ci sarà anche l’obbligo di di indossare giubbotto o bretelle retroriflettenti.

Se un dispositivo è in grado di andare a velocità superiori a 20 km/h, dovrà avere poi un regolatore di velocità e comunque nelle aree pedonali non si potranno superare i 6 km all’ora. Non ci si potrà andare in due né usarli come traino e per poter circolare su monopattini elettrici e affini. Bisognerà inoltre essere maggiorenni o, in caso di minori, avere il patentino (o patente AM, la stessa del motorino). Non è obbligatorio, almeno per ora, l’uso del casco.

La sperimentazione potrà essere autorizzata entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, e non potrà superare i 24 mesi. Saranno i Comuni a scegliere se accedervi, comunicandolo al Ministero dei Trasporti. Una volta terminata la sperimentazione, i comuni dovranno anche inviare un dossier allo stesso ministero con i risultati ottenuti.