Alan Turing comparirà sulle nuove banconote da 50 sterline

Nel 2021 il volto di Alan Turing comparirà sulle nuove banconote da 50 sterline, ma in vita le autorità britanniche arrivarono a condannarlo alla castrazione chimica per la sua omosessualità. Alan Turing è stato un grande matematico inglese. Dopo essere stato perseguitato nel suo Paese per il suo orientamento sessuale riceve oggi un importante riconoscimento postumo ad opera della Banca d’Inghilterra.

Il governatore dell’istituto Mark Karney ha definito Turing “uno straordinario matematico il cui lavoro ha avuto un’enorme influenza sulla nostra vita quotidiana: come padre dell’informatica e dell’intelligenza artificiale e come eroe di guerra, è un autentico gigante”. Allo scienziato si deve la decifrazione di Enigma, il codice usato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale e la “macchina di Turing”, cioè il predecessore dei moderni computer. Ma fu sempre denigrato in patria proprio per la sua omosessualità.

La sua storia è stata raccontata nel film “The Imitation Game” del 2014. Preferì sottoporsi alla castrazione chimica piuttosto che rischiare il carcere e la perdita della cattedra di matematica a Manchester e morì a soli 41 anni, ancora non è chiaro se suicida o per un involontario avvelenamento da arsenico. Solo nel 2013 la Regina Elisabetta gli concesse la grazia postuma per la condanna inflittagli nel 1952 per la “grave indecenza” della sua omosessualità, considerata un reato nel Regno Unito fino al 1967.

La scelta finale è caduta su Turing, ma rimane un lato oscuro. Infatti la banconota da 50 sterline è quella meno usata dagli utenti e viene considerata come l’unità di valuta preferita da criminali e corruttori, tanto che ne era stata più volte proposta l’eliminazione pura e semplice. In un editoriale pubblicato nel 2009 l’ex premier britannico Gordon Brown definì Turing “un vero eroe di guerra”, sottolineando come senza il suo contributo l’andamento del conflitto avrebbe potuto essere molto peggiore per la Gran Bretagna. D’altra parte, quel contributo rimase sepolto per decenni dal segreto di Stato sull’intera operazione “Ultra”, come venne battezzata dai militari.

Il personale di Bletchey Park, il centro di ricerca per la decifrazione dei codici, si era infatti impegnato a mantenere il segreto sulle sue attività anche dopo la fine del conflitto. A confermarne l’esistenza, molti anni dopo, era stato uno storico, dando così il giusto riconoscimento a tutti i protagonisti della “battaglia dei codici”, tra cui i matematici polacchi fuggiti in Francia prima e poi in Gran Bretagna e il cui lavoro era stato fondamentale per capire il funzionamento di “Enigma”, la macchina per le codificazioni dei messaggi usata dai tedeschi e ritenuta inviolabile.

Lo stesso primo ministro Winston Churchill, nella sua monumentale opera sulla Seconda guerra mondiale, non faceva cenno all’esistenza di “Ultra”. L’utilizzo delle informazioni ottenute era stato limitato in modo da non fare capire ai tedeschi che il loro codice era stato violato tanto che fino alla fine i nazisti ritennero sicure le loro comunicazioni criptate e ogni iniziativa militare basata su tali informazioni doveva essere autorizzata da Downing Street, procedura non sempre rispettata dagli alleati statunitensi, il che portò a delle frizioni tra i rispettivi stati maggiori.

Negli anni Trenta, Turing aveva pubblicato uno dei più importanti studi sulla computabilità che conteneva la sua macchina universale. Dopo la guerra lavorò sui primi prototipi di calcolatori mettendo a punto il celebre test di Turing, in base al quale sarebbe stato possibile affermare se una macchina fosse altrettanto intelligente di un essere umano, da risultare indistinguibile da una persona in un test di domande e risposte a distanza. Nel 1966 venne istituito un “Premio Turing” assimilabile a un Nobel per l’informatica. Trent’anni dopo il settimanale Time inserì Turing nella lista delle personalità più importanti del XX secolo e nel 2001 Manchester gli dedicò una statua, ma per il perdono ufficiale della autorità, che si erano sempre rifugiate dietro la presunta impossibilità di derubricare un reato che all’epoca faceva parte del codice penale, dovettero passare altri dodici anni.