Al Museo del Novecento la Collezione Gianni Mattioli, una delle più importanti raccolte private d’arte italiana del XX secolo

Sarà ceduta al Museo del Novecento la “Collezione Gianni Mattioli”, dichiarata dalla Soprintendenza “complesso di eccezionale interesse artistico e storico”, quindi vincolata e indivisibile. La Giunta ha accettato la proposta di comodato gratuito per 5 anni (rinnovabili) da parte dell’unico proprietario Giacomo Rossi, nipote di Gianni Mattioli.

La collezione Mattioli è la collezione privata di arte futurista e metafisica più importante al mondo, in grado di competere con le relative sezioni di prestigiosi musei internazionali. Si tratta di un nucleo di 26 capolavori di Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Gino Severini, Giorgio Morandi, Mario Sironi, Amedeo Modigliani, solo per citare i nomi più influenti, ed ha un valore assicurativo di circa 143 milioni di euro.

Tra i capolavori “Materia”, forse il più ambizioso quadro dipinto da Boccioni nel 1912, che raccoglie in un manifesto pittorico la sua espressione più innovativa; “Bottiglie e fruttiera (natura morta)” del 1916, uno dei più celebri capolavori di Morandi; “Composizione con elica” del 1919 di Mario Sironi, collage che rappresenta il momento di passaggio dell’artista dal futurismo alla metafisica. Le opere, che giungeranno a Milano nella primavera del 2022 dopo una prestigiosa mostra itinerante in Russia, arricchiranno il percorso museologico permanente del museo milanese.

Nelle sale museali i capolavori dei maestri del Novecento italiano torneranno a dialogare tra loro, a partire dalla galleria del Futurismo dove si potranno ammirare veri capolavori come “Materia”, forse il più ambizioso quadro dipinto da Boccioni nel 1912, che raccoglie in un manifesto pittorico la sua espressione più innovativa; sempre di Boccioni, “Dinamismo di un ciclista” (1913), con la rinnovata intensità cromatica; “Mercurio passa davanti al sole” (1914) del maestro Giacomo Balla; la vivacità della città moderna de “La Galleria di Milano” (1912) e il rivoluzionario collage “Manifestazione interventista”(1914) di Carlo Carrà; “Composizione con elica” e il “Cavallino bianco” del 1919 di Mario Sironi, dipinti che segnano il passaggio dell’artista dal futurismo alla metafisica. Tra le sei tele di Morandi, amico e artista prediletto di Gianni Mattioli, il “Paesaggio” del 1914 potrà essere messo in relazione con quello della raccolta Jucker del 1913; così come si riuniranno nella loro sospensione metafisica i due Carrà “L’amante dell’Ingegnere” (1921) e la “Natura morta con la squadra” (1919).