Economia e Finanza

Parità di genere in azienda: cos’è, perché conta e come raggiungerla

C’è una tendenza diffusa a leggere la parità di genere in azienda come un capitolo della compliance: un obiettivo da raggiungere perché lo chiede la normativa, una certificazione da ottenere perché dà accesso a sgravi e bandi, un tema su cui esporsi quanto basta a non risultare in ritardo. È una lettura riduttiva e, alla lunga, anche poco efficace, perché trasforma in adempimento una questione che riguarda invece la sostenibilità complessiva dell’organizzazione.

È a partire da questa distinzione che Eupragma, società di consulenza di direzione che da quasi trent’anni accompagna imprese italiane e multinazionali nei processi di trasformazione organizzativa, ha sviluppato un approccio alla parità di genere che la inserisce nella più ampia cornice della responsabilità sociale d’impresa e dei principi ESG.

Cosa significa parità di genere in azienda e perché oggi è un tema strategico

Promuovere la parità di genere in azienda significa creare le condizioni in cui i diritti, i doveri e le opportunità delle persone non siano influenzati dal genere di appartenenza. Significa garantire un accesso equo alle risorse economiche, ai percorsi di sviluppo professionale, alle posizioni di responsabilità, alle tutele giuridiche. La formulazione è asciutta, ma porta con sé un cambiamento culturale di profondità non banale: significa rinunciare all’idea che certe sproporzioni siano fisiologiche e iniziare a leggerle come indicatori di un’organizzazione che non sta utilizzando il proprio capitale umano nel modo più efficiente.

Il quadro normativo italiano si è mosso in questa direzione con la legge 162/2021 sulle pari opportunità in azienda e con la prassi UNI/PdR 125:2022, che ha codificato un sistema di indicatori per misurare la parità di genere nelle organizzazioni. Sullo sfondo, gli obiettivi dell’Agenda 2030 hanno collocato la parità tra i pilastri della sostenibilità, integrandola nei criteri di valutazione ESG che oggi orientano scelte di investimento, accesso al credito e selezione dei fornitori. Per le imprese, questo significa che la parità di genere non è più una questione di sensibilità individuale del management: è diventata una variabile competitiva.

Le organizzazioni che valorizzano la pluralità di prospettive tendono a sviluppare processi decisionali più robusti, una maggiore capacità innovativa e una migliore resilienza nei contesti di cambiamento.

La certificazione UNI/PdR 125:2022: un percorso di trasformazione organizzativa

La certificazione di parità di genere è una certificazione volontaria che attesta l’impegno dell’azienda nel promuovere un’organizzazione equa, inclusiva e rispettosa delle differenze. Si basa sulla prassi UNI/PdR 125:2022, uno standard di riferimento riconosciuto a livello nazionale che articola la valutazione su sei aree: cultura e strategia, governance, processi HR, opportunità di crescita e inclusione delle donne, equità retributiva, tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

Letta nel modo giusto, la certificazione non è semplicemente un attestato da esibire, ma un quadro di riferimento per agire. Costringe l’organizzazione a misurarsi su parametri oggettivi, a guardare i propri dati senza filtri, a rendere visibili dinamiche che spesso operano sotto la soglia della consapevolezza: dai divari retributivi non giustificati dalle competenze, alle carriere che si interrompono in coincidenza della genitorialità, fino ai meccanismi di promozione che premiano implicitamente alcuni profili più di altri. È in questa fase di lettura senza compiacimenti che si decide se il percorso porterà a un cambiamento reale o se si esaurirà nella produzione di documenti utili al solo audit.

Quali vantaggi concreti porta la certificazione di parità di genere

L’ottenimento della certificazione produce effetti che si manifestano su più livelli e che vanno ben oltre il riconoscimento formale. I benefici più significativi riguardano il funzionamento stesso dell’organizzazione: un contesto di lavoro più equo favorisce il coinvolgimento delle persone, rafforza il senso di appartenenza e contribuisce a trattenere competenze e talenti. La riduzione delle dinamiche di esclusione, spesso invisibili ma presenti nei processi quotidiani, libera energie che possono essere orientate verso obiettivi di crescita e sviluppo.

Allo stesso tempo, la valorizzazione di prospettive diverse arricchisce i processi decisionali e crea condizioni più favorevoli all’innovazione. Le organizzazioni inclusive tendono infatti a sviluppare una maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti e a intercettare con più efficacia le esigenze di mercati, clienti e stakeholder sempre più eterogenei.

Questi risultati si riflettono anche sul piano reputazionale. La certificazione rappresenta una dimostrazione concreta dell’impegno aziendale verso i principi di equità e rafforza il posizionamento dell’organizzazione nei confronti di clienti, investitori e candidati, con particolare rilevanza per le nuove generazioni che attribuiscono crescente importanza a questi aspetti nella scelta del datore di lavoro.

A ciò si aggiungono i vantaggi economici e normativi previsti dalla legislazione vigente, tra cui sgravi contributivi, agevolazioni e punteggi premiali nell’accesso a bandi e gare pubbliche, che possono contribuire a rendere il percorso di certificazione un investimento sostenibile anche sotto il profilo finanziario.

 

Come si costruisce un percorso reale verso la parità di genere

Comprendere il valore della certificazione non equivale a saperla raggiungere. Il percorso richiede di intervenire simultaneamente sulle politiche, sulle pratiche, sulla cultura: una combinazione che difficilmente nasce da un lavoro interno improvvisato e che beneficia di uno sguardo esperto in grado di leggere i punti ciechi dell’organizzazione.

In questo terreno si collocano le strategie per l’inclusione e la parità di genere elaborate da Eupragma. La valutazione preliminare, condotta attraverso il modello ENTER®, fotografa lo stato dell’arte delle politiche aziendali e identifica i punti di forza e le aree di intervento. Su questa base si definisce un piano d’azione con obiettivi misurabili e indicatori di performance, che diventa la mappa del percorso. L’implementazione delle azioni avviene attraverso un mix calibrato di interventi consulenziali, momenti formativi e strumenti operativi, accompagnati da campagne di comunicazione interna ed esterna che sostengono il cambiamento culturale. La preparazione finale alla certificazione consolida il lavoro e accompagna l’azienda fino al riconoscimento dell’ente certificatore.

La parità di genere non è un obiettivo da certificare, ma una capacità organizzativa da costruire. Le aziende che la sviluppano non diventano soltanto più inclusive: diventano più solide, più attrattive e più preparate ad affrontare il cambiamento.